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La forza mia
Album: © Atlantic
“ La forza mia”, il nuovo album
Contiene il singolo omonimo in gara a Sanremo 2009.

«Dedicato a tutte le persone che mi hanno permesso di vivere questo anno fantastico».
Ha scelto il palcoscenico televisivo italiano più prestigioso per esprimere gratitudine ai suoi fan, perché il loro entusiasmo ha contribuito a traghettarlo dal trionfo di “Amici” 2008 al Festival di Sanremo 2009. Marco Carta è in gara fra i big con il brano “La forza mia”, scritto da Paolo Carta che è anche il produttore artistico del primo album d’inediti “La forza mia”, in uscita il 20 febbraio per Warner Music.
« Il debutto a Sanremo resterà per sempre fra i miei ricordi più gioiosi, così ho voluto condividere questa emozione tanto intensa con tutte le persone che mi hanno permesso di arrivare al Festival di Bonolis e prima ancora in vetta alle classifiche. Il singolo parla proprio di loro: la mia forza, infatti, è la stima e l’affetto dei miei tanti fans, degli incredibili musicisti che hanno suonato in questo disco e di amici meravigliosi come Maria De Filippi. Spero di riabbracciarla sul palco dell’Ariston sabato 21 febbraio, perché vorrebbe dire che ho conquistato la finale. Il Festival di Sanremo è il completamento del processo di formazione artistica di qualsiasi cantante: da qui hanno spiccato il volo artisti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Vasco Rossi e Zucchero. Spero di avere la loro stessa fortuna».
L’amore nelle sue declinazioni gioiose e malinconiche è il tema principale delle undici canzoni inedite dell’album “La forza mia”. Sentimento di gratitudine verso amici e fans nel singolo omonimo che apre l’ascolto del cd («Il relativo videoclip è ambientato a Londra con location suggestive») e ancora segno di estrema riconoscenza nella traccia conclusiva “Grazie a te”, che è «dedicata alla donna capace di stravolgere positivamente la nostra esistenza e renderci felici». L’amore emozionante di “Un giorno perfetto” e quello litigarello ma indissolubile di “Resta con me”: «è la canzone in cui mi riconosco più, perché rispecchia il mio approccio positivo e solare ai sentimenti. Ho solo ricordi piacevoli delle mie storie passate». Lo scatto d’orgoglio di “Prima di te”, la passione fulminea e visionaria di “Dentro ad ogni brivido”, i classici dubbi da innamorato di “Il segno che ho di te”… «Fino alle emozioni struggenti dei protagonisti di “Vorrei tenerti qui” e “L’amore che non hai”, che hanno perso la donna amata e restano con un vuoto straziante nell’anima. Invece “Dentro questa musica” è un inno a questa meravigliosa forma d’arte: non potrei vivere senza la musica».
Sul fronte musicale il cd “La forza mia” ha un respiro pop internazionale con accenti sonori che spaziano fra l’impronta pop-rock della title-track “La forza mia” e di “Grazie a te”; gli echi reggae di “Dentro ad ogni brivido”; la classica ballata italiana che ritroviamo in “Dentro questa musica”, “Un giorno perfetto” e “Resta con me”; l’energia pop di “Il segno che ho di te” e quella più rockeggiante di “Prima di te” e “Vorrei tenerti qui”. L’originale e sfaccettato timbro vocale di Marco Carta mostra nuove e ancor più intriganti potenzialità rispetto all’ottimo esordio con il cd “Ti rincontrerò”, che nel 2008 ha conquistato il disco di platino. Il talento del 23enne cagliaritano è valorizzato da uno straordinario team di autori e musicisti che hanno dato il loro personale contributo alla realizzazione del disco.
« Ai cori del brano “Resta con me” c’è proprio suo padre Fabrizio Pausini. E la stessa Laura, che ogni tanto capitava in studio di registrazione, è stata molto carina con me: mi ha dato consigli preziosi su come interpretare vocalmente alcune canzoni».
Paolo Carta è il produttore artistico dell’album “La forza mia”. In più ha scritto il testo della canzone in gara a Sanremo e di “Un giorno perfetto” (è anche co-autore di “Grazie a te”), ha curato gli arrangiamenti e suonato le chitarre: è suo il morbido arpeggio rock che caratterizza il singolo “La forza mia”.
« Ho conosciuto Paolo dopo il successo di “Amici”: mi ha chiamato per farmi i complimenti e mi ha proposto di produrre questo disco. Inutile dire che per me è stata una soddisfazione immensa. Fra noi è nato un ottimo rapporto artistico e umano: in sala d’incisione eravamo sempre sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Ringrazio Dio ogni giorno per avere avuto la possibilità di incidere il mio primo album interamente d’inediti con musicisti eccezionali: Paolo Carta alla chitarra; Bruno Zucchetti al pianoforte, Hammond e tastiere; i fratelli Emiliano e Matteo Bassi alla sezione ritmica batteria e basso; Manuela Cortesi e Gigi Fazio ai cori».

Renato Zero
"Presente"


A tre anni e mezzo dall'uscita dell'ultimo disco di inediti (Il Dono), Renato Zero si appresta a uscire con il suo nuovo disco di inediti, dal titolo "Presente"
Il cd viene prodotto e distribuito da Tattica s.r.l. e farà parte di una serie di progetti e iniziative che nel 2009 vedranno Renato Zero protagonista del mercato discografico e della musica dal vivo.

Track list
Professore ( Renatozero - Serio - Renatozero)
Ancora qui ( Renatozero - Incenzo - Fabrizio )
L'incontro ( Renatozero - Incenzo - Madonia - Renatozero )
Questi amori ( Renatozero - Podio - Renatozero )
Muoviti ( Renatozero - Madonia - Renatozero )
Non smetterei più (con Mario Biondi) ( Renatozero - Madonia - Renatozero )
Un'altra gioventù ( Renatozero - Podio - Renatozero )
Quando parlerò di te ( Renatozero - Madonia - Renatozero )
Ambulante ( Renatozero - Incenzo - Podio - Renatozero )
Almeno una parola ( Renatozero - Incenzo - Madonia - Renatozero )
L'ormonauta ( Renatozero - Incenzo - Podio - Renatozero )
Da adesso ( Renatozero - Madonia - Renatozero )
Giù le mani dalla musica ( Renatozero - Madonia - Renatozero )
Spera o spara ( Renatozero - Incenzo - Nava )
Vivi tu ( Renatozero - Incenzo - Madonia - Renatozero )
Il sole che non vedi ( Renatozero - Incenzo - Podio - Renatozero )
Dormono tutti ( Brunialti - Colonnello )

I temi trattati in questo "Presente" sono moltissimi; si parte con "Professore" in cui Renato, ricordando un suo vecchio professore che non lo aveva "capito" afferma: "non basta solo la cultura...fuori dal libro è molto dura." "Ancora qui" brano autobiografico, come del resto la maggior parte di quelli contenuti nel cd, mette a confronto Zero con Fiacchini, dimostrando come "non è mai facile un ritorno, non è impresa da niente". Ne "L'incontro" invita i giovani a uscire allo scoperto, ad agire e a non dimenticare le proprie origini: "giovani salvatevi!". "Questi amori" è un inventario dei sentimenti dell'artista che afferma: "il mio letto è singolo, ma il mio cuore è un grand hotel." "Muoviti" è un grido all'azione perché, dice Zero, "qualcosa mi dice che non riusciremo a volare più, se non ti impegni anche tu". "Non smetterei più" si riferisce alla passione per la musica del cantautore: "Dimmi come ti va...!? poeta!". "Un'altra gioventù" è un inno alla verità e alla fiducia nelle proprie forze: "senza sconti o privilegi ci si mette un po' di più, ma se tocchi quella cima, come un Dio ti senti tu." "Quando parlerò di te" dimostra come una ferita d'amore segni indelebilmente il cuore: "non è normale alla mia età...stringere un fotografia." "Ambulante" è una dichiarazione d'amore alla vita e alla strada: "ci metto il cuore, la mia onestà... sono nato per questa vita!" "Almeno una parola" dimostra la necessità di alleanze e di sincerità per andare in contro al mondo: "ancora un cuore in fondo al pozzo, la crudeltà non arricchisce nessuno." "L'ormonauta" è una movimentata samba contro l'eccessivo consumo di pillole e lo sfrenato bisogno di sesso: "dica dottore, sarò mica grave"..."senza sesso ma che vita è!?..." "Da adesso" invita a non arrendersi e a lottare per raggiungere il proprio obiettivo: "persino il progetto più ardito diventa possibile". "Giù le mani dalla musica" grida contro il disprezzo della musica e contro la prigione in cui questa è rinchiusa: "eccoci in vetrina avvolti con il cellophan." "Spera o spara" fotografa la sfiducia della gente nei confronti di chi potrebbe aiutare e dice "non ci rimane che gridare chiaro e forte...tutti fuori dai coglioni!" Vivi tu" afferma l'importanza di un incontro, di una sorpresa: "perdonami se, se ogni tanto per caso mi trovo a passare da te". "Il sole che non vedi" contro l'apatia, contro la resa facile e la rassegnazione grida: "c'è un sole che non vedi, lui ti parla e tu gli credi...è questa la fede!" "Dormono tutti" è una ninna nanna: "soltanto i sogni restano alzati, per far compagnia agli addormentati".

ZeroNoveTour

Come di consueto, in autunno partirà la tournée legata all'uscita dell'album che toccherà i maggiori palasport italiani. Queste, ad oggi, le date:
16 ottobre - Acireale (Catania)
20 ottobre - Barletta (Bari)
23 ottobre - Caserta
26 ottobre - Firenze
6 novembre - Bologna
9 novembre - Ancona
13 novembre - Roma
19 novembre - Eboli (Salerno)
23 novembre - Genova
26 novembre - Torino
4 dicembre - Padova
11 dicembre - Milano

La quasi trentenne Caterina Tonon cura un volume che ha il potere di informarti su questo artista, senza mai cadere nell'isteria o nella fredda analisi. Un equilibrio sano e costruttivo!

Il titolo di questo mio articolo riprende quella famosa gaffes che pero' permise all'artista di Latina di giocarsi bene in seguito le sue indubbie capacita' comunicative.
Infatti nel Maggio 2006, Tiziano Ferro (partecipando alla trasmissione Che tempo che fa di e con Fabio Fazio) a una domanda sui 44 Paesi in cui stava per uscire il suo cd Nessuno è solo dichiarò... ho voluto imparare lo spagnolo per non ripetere sempre le solite frasi fatte. Per esempio, non si può andare in Messico e dire che le messicane sono le donne più belle del mondo: sono tutte grasse e con i baffi.... Questa dichiarazione non rimase circoscritta, poiché il passaparola raggiunse ben presto l'America Latina, tanto che in Messico provocarono dure polemiche e alcune associazioni di artisti messicani chiesero che a Tiziano non fosse più permesso di vendere i suoi dischi nel loro Paese, speculando cosi' su questa gaffes. Tiziano Ferro pero' recupero' presto e riconobbe l'errore: chiese pubblicamente scusa in una trasmissione della televisione messicana, riconoscendo di essersi comportato da stupido. Sembra che per riconciliarsi completamente con i messicani, si depilò una gamba in diretta, in una scena che è stata poi diffusa sul web.
Io non l'ho mai vista, ma probabilmente Caterina Tonon e' a conoscenza di queste ed altre storie, perche' il suo libro dimostra una approfondita conoscenza dell'artista, ma (e' bene ripeterlo) non presentata in modo troppo certosino, ma neanche con stile gossiparo... a questo proposito ci sembra azzeccata la scelta di non mettere foto nel libro, ma di impostare tutto sul testo, piu' o meno impaginato: infatti alcuni capitoli volutamente presentano piccoli tazebao, assai difficili da trovare nella moderna letteratura, italiana e non. L'idea diventa originale nel capitolo dedicato al classico Dicono di lui..., canonico spazio dove tutti i libri di musica presentano i pareri dei colleghi famosi e degli operatori della stampa: la Tonon in questo libro si ispira a diari delle sue fans e proponi i pareri dei suoi colleghi (Paola Turci, Elisa, Raffaella Carra'. Laura Pausini..) sotto forma di pagine strappate da un quaderno a righe o dalla parete di una cameretta di una fan!

Fatti i doverosi complimenti all'autrice ed alla casa editrice che ha investito nell'operazione, ricordo (cosi' da mantenere inalterato il mio ruolo anche di collezionista) che Tiziano Ferro e' gia' stato coverizzato all'estero...
Nel 2003 il cantante messicano Yahir ha realizzato una cover di Alucinado rilasciata come primo singolo dal suo album di debutto.
Nel 2004 Alfredo Rey e la sua Orchestra hanno realizzato una cover in chiave swing del brano Xdono, inclusa nel loro album "Alta Infedeltà"...

Un lungo viaggio nelle parole, quelle non in musica, di una delle maggiori star del panorama contemporaneo - dice l'autrice Caterina Tonon - uno che, bollato inizialmente come cantante per ragazzine, riesce nell'impresa di scrollarsi di dosso questa etichetta, e anche in modo veloce, per risultate poi un cantante sui generis, che si ama senza mezze misure.

Quando mi affaccio e vedo tremila persone, be', vorrei restituire a tutti un grazie personale - dice Tiziano Ferro, nato a Latina il 21 Febbraio 1980) - a volte esagero, quando canto urlo troppo, ma è come se volessi arrivare a queste persone a una a una.
Nella presentazione di Ero contentissimo – Il mondo di Tiziano Ferro leggiamo ...Un libro che vuole essere un omaggio al cantante pontino, al suo estro, alla sua creatività, alle sue canzoni, ma anche al suo modo di essere un uomo che ha saputo non smarrire se stesso nonostante i dischi di platino, quelli di diamante, la fama internazionale, i milioni di fan osannanti in tutto il mondo e le lodi di produttori e giornalisti....

“Alla mia età”, è questo il titolo ufficiale del nuovo attesissimo album di Tiziano Ferro. L’album uscirà nei negozi di dischi il 7 Novembre e sarà preceduto dal singolo “Alla mia età”, ononimo dell’album. Il primo inedito è in radio da venerdì 3 ottobre.Questa la tracklist del disco:
1 – La tua vita non passerà
2 – Alla mia età
3 – Il sole esiste per tutti
4 – Indietro
5 – Il regalo più grande
6 – Il tempo stesso
7 – La paura non esiste
8 – La traversata dell’estate
9 – Scivoli di nuovo
10- Assurdo pensare
11- Per un po’ sparirò
12- Fotografie della tua assenza
Bonus track: Brathe gentle

L'album contiene 12 brani tutti scritti da Ferro, parole e musica, e verrà pubblicato in 42 Paesi, con una versione interamente in spagnolo per Spagna e Sudamerica. "Alla mia eta" è il quarto album della carriera di Tiziano Ferro. Il disco precedente, "Nessuno è solo", è stato in classifica per 100 settimane consecutive.

Come ben saprete il singolo "Alla mia età" di Tiziano Ferro, uscito il 3 ottobre e già su tutte le radio (in Italia poi siamo fenomenali, riescono a proporre i singoli talmente tante volte che dopo dieci giorni già diventano insopportabili), sta già scalando le classifiche. Bene, bravo, bel singolo, un po' tristino - com'è nel suo stile - ma bello.
Negli ultimi giorni si susseguono sempre di più su internet segnalazioni che riguardano l'ultimo singolo uscito il 3 Ottobre del cantante Tiziano Ferro chiamato "Alla mia Età" e pubblicato da Emi Music. Sembrerebbe che l'intera base del brano, tonalità compresa, sia stata copiata da un brano uscito nel Febbraio 2006: il brano in questione è "Davvero" del cantautore Virginio ed edito da Universal Music Italia e Massive Arts Records, e presentato persino a Sanremo 2006 nella sezione Giovani. E' persino possibile cantare il brano di Tiziano Ferro sulla base originale di "Davvero" di Virginio

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La stagione degli Oscar presenta sempre decine di vittime. D'altronde, il meccanismo è spietato: qualsiasi prodotto possa risultare interessante e meritevole di premi, viene proposto tra fine ottobre e dicembre, con un ovvio sovraffollamento rispetto alla richiesta di mercato. Certo, molti titoli che scompaiono non meritavano grandi risultati, ma qualche piccolo prodotto interessante c'è. In questo elenco ristretto, metterei tranquillamente Cadillac Records, perfetto esponente di quella categoria di film medi (con qualche punta verso l'alto) di cui tanto si sente il bisogno. Nulla di eccezionale, per carità, ma se penso all'interesse suscitato da un prodotto mediocre come Dreamgirls qualche anno fa, Cadillac Records meritava sicuramente più degli 8 milioni incassati negli Stati Uniti.

Intanto, è sorprendente che un prodotto con una ricostruzione d'epoca così interessante sia costato soltanto 12 milioni. E' un esempio perfetto di budget utilizzato benissimo e che certo non dà l'impressione di un lavoro a basso costo. Basti pensare alla notevole direzione della fotografia di Anastas Michos, che ci permette di immergerci in una realtà molto distante in maniera elegante, ma senza sfociare nel patinato gratuito. E anche il lavoro di regia, senza raggiungere picchi immensi, ha qua e là delle buone idee (come un ottimo montaggio tra le lacrime di una donna e un concerto scatenato).

Per quanto riguarda il lavoro sulla sceneggiatura, il discorso è complesso. Da una parte, si evitano parecchi stereotipi, soprattutto nel rapporto tra gli artisti (neri) e il discografico (bianco), che è decisamente più complesso e originale del solito. Dove però subentrano i problemi è nella natura aneddottica dello script, composto prevalentemente da una serie di sequenze che non sempre si collegano bene tra loro. Per questa ragione, c'è decisamente troppa carne al fuoco (forse qualche personaggio in meno non avrebbe fatto male, così come la strizzata d'occhio dei Rolling Stones non era fondamentale) e il rischio è di non approfondire adeguatamente i personaggi più importanti.

Sicuramente, la parte migliore del film sono gli attori. Adrien Brody, che dopo l'Oscar ha fatto tante scelte sbagliate, almeno in questo caso ha deciso di dedicarsi a una parte stimolante. Jeffrey Wright dimostra di essere sempre molto solido e rende giustamente il suo Muddy Waters il perno della pellicola. Ma le rivelazioni sono due. Una è il poco conosciuto Columbus Short, che nei panni di Little Walter affronta bene un ruolo rischioso e complesso. L'altra è Beyoncé Knowles, superstar che magari non ha bisogno di presentazioni, ma che finora non mi aveva mai convinto pienamente delle sue capacità recitative. Qui invece risulta credibile nei panni di un grande talento vittima delle droghe e di un'infanzia difficile. Nulla per cui prendere l'Oscar (anche a proposito del discorso fatto all'inizio), ma sicuramente un passo promettente...

Il Comune di Roma a dedicato a Mia Martini uno splendido giardino. Inaugurato il 12 maggio, in coincidenza dell’anniversario della scomparsa avvenuta nel 1995, proprio 14 anni fa, il Parco Mia Martini nel quartiere Caltagirone, sulla Cristoforo Colombo verso Ostia e la targa toponomastica verrà scoperta alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, alle ore 12.30 in via Domenico Modugno - XIII Municipo (Acilia). L’annuncio, che era stato già dato nel 2005, finalmente diventa realtà.

Meritevole questa iniziativa in una Italia che difficilmente intitola piazze o vie a donne, soprattutto in un campo musicale pop dove vengono privilegiati i cantautori a discapito dei grandi interpreti. Anche se non bisognerebbe dimenticare che la stessa Mimì è stata cantautrice, pur non in maniera prolifica, componendo dei piccoli gioielli come “Bambolina, bambolina”, che tratta il tema della follia, o “Stelle” sugli artisti dimenticati, in giro per i bar a raccontare la loro storia e nessuno li ascolta.

Dall’8 maggio è disponibile nei negozi la doppia raccolta “Il meglio di Mia Martini” edito dalla Edel a prezzo speciale. L’antologia è interessante e copre il periodo dal 1972 al 1994, partendo da “Piccolo uomo” fino a “Mimì sarà”. Ci sono delle chicche d’autore: “La costruzione di un amore” e “Danza”di Ivano Fossati, “Il fiume dei profumi” di Biagio Antonacci. Si avrà il modo di ascoltare anche “Cu’mme” , in versione live e da sola, che all’epoca segnò il rilancio della musica partenopea moderna. Ci sono anche gli hits immancabili: “Donna sola”, “Minuetto”, “E non finisce mica il cielo”, “Almeno tu nell’universo”, “Gli uomini non cambiano”. Unico neo: la copertina è scarna, senza foto, riempita solo con i titoli dei brani contenuti.

Intenso l’omaggio scelto per la 12a edizione della rassegna “Magna Grecia Awards”, che, all’aprire del sipario, ha colpito il suo pubblico: a vent’anni dal celebre ritorno di Mia Martini sul palcoscenico dell’Ariston di Sanremo, le note di “Almeno tu nell’universo” hanno trasmesso profonde emozioni. La serata ha avuto luogo venerdì 8 maggio 2009, presso il Teatro Spadaro di Massafra (TA), sono stati consegnati i riconoscimenti ai premiati d’eccellenza.

Giorno 10 maggio, alle ore 19:00, la Fabbrica illuminata ripropone nella sua sede di Cagliari la pièce teatrale “Nostra Mia” con Elena Pau alla voce e Ennio Atzeni al pianoforte. Saranno presentati brani di Mia Martini, puntando l’attenzione su quelli d’autore come “Spaccami il cuore” di Conte o “Ma sono solo giorni” di Minghi, alternati a degli spazi di prosa, recitati dalla Pau, ispirati al celebre monologo telefonico di Anna Magnani nel film ad episodi di Roberto Rossellini “L’amore”.

E le nuove leve, intanto, continuano a tributare sentiti omaggi ad una indimenticabile artista presa come modello di riferimento. Arisa e Giusy Ferreri l’hanno ringraziata nei credits dei loro albums, Noemi ha mostrato ancora di più le sue doti interpretative quando ha proposto a X Factor una versione intensa de “La costruzione di un amore” e dichiarando apertamente il suo amore per Mimì. Marco Carta ha scelto di inserire per il debutto della sua tournèe “Almeno tu nell’universo” suscitando l’entusiasmo del pubblico presente, pronto a cantare il brano assieme a lui, a tal punto da convincerlo a lasciarlo nella scaletta come uno dei brani di punta: ‘ un diamante in mezzo al cuore’. Tutto ciò fa sentire di meno il vuoto legato alla sua assenza.

Quattordici anni senza di te, Mimì, sono tanti, ma entrare nel mito significa che la tua preziosa Arte è stata lasciata in mano a buoni eredi: il tuo pubblico, la tua carta vincente, che non ti lascia, anzi diventa sempre più numeroso.

IL MEGLIO DI MIA MARTINI - 26 GRANDI SUCCESSI Track list:

CD 1:
Almeno tu nell'universo
Minuetto
Gli uomini non cambiano
Piccolo uomo
La nevicata del '56
Per amarti
Donna
Il fiume dei profumi
Quante volte
In una notte così
Donna sola
Al mondo
E non finisce mica il cielo

CD 2:
Inno
Amanti
Valsinha
Agapimu
Domani
Io donna io persona
Donna con te
Vola
Danza
La costruzione di un amore
Stiamo come stiamo
Mimì sarà
Cu'mme! (live da "Il concerto 2007")

Qpga, dall'album al film, Baglioni: «Storia d'amore e dell'ultimo sogno collettivo»

Anteprima all'Adriano del film Questo piccolo grande amore Protagonisti della pellicola Emanuele Bosi e Mary Petruolo

ROMA (9 febbraio) - C'è il Secco, pigro, simpaticissimo e romanissimo. C'è Diplomatico, che non è figlio di un ambasciatore come spera la ragazza di Prati, ma la seconda generazione di una stirpe di pasticceri. C'è Spinterogeno, che nel bel mezzo di una manifestazione studentesca dice che studia meccanica, ma poi non resiste e non tradisce le sue origini confessando, con un po' di pudore, che fa il meccanico. E con loro c'è Andrea. Vuole fare l'architetto e sogna di lanciare con l'arco frecce sulla città per farla diventare tutta verde, anche nei suoi angoli di periferia. E' lui "l'occhio" del gruppo, quello che da Centocelle guarda a un futuro dove tutto è possibile. Anche essere il primo della famiglia a laurearsi, o quello che scende in piazza nella Roma post Sessantotto, fatta di fantasia e di attese, capace di azzerare la distanza tra la sua periferia e il centro di Roma con tratto di pennarello sulla mappa della città.

Andrea, il primo a vivere il grande amore, quello assoluto. Questo èQpga, "Questo Piccolo Grande Amor"e, e anche "Qui Passarono Giulia e Andrea", scritto con i colori della passione sulle mura del Lungotevere. Non solo la trasposizione sul grande schermo della storia d'amore narrata con note e parole nel concept album di Claudio Baglioni, ma uno squarcio di vita vera dei primi anni Settanta, vissuti tra il centro e Centocelle dove il cantautore è scresciuto. Del racconto del perché non tutti nel '68 scendevano in piazza, non perché indifferenti agli ideali politici e sociali, ma perché c'era chi doveva pensare a lavorare e chi dai viali di Centocelle vedeva piazza di Spagna come un luogo lontano, una città nella città. Ci sono i giovani e c’è anche l’amore ovviamente, come si legge sul sito del film, ed è un grande amore, «ma ci sono soprattutto l’energia e la forza visionaria di quel sogno universale che fece vibrare cuori e pensieri dei giovani di tutto il mondo alla fine degli anni Sessanta». Questo è Qpga, presentato oggi al cinema Adriano di Roma, filme che esce nelle sale l'11 febbraio. Il racconto della parabola di un amore che nasce dopo una manifestazione di piazza, vive tra incontri sul Lungotevere, esplode nella prima volta in un casolare al mare, continua in una chiesa con il sogno del matrimonio, si interrompe per il servizio militare e finisce con una domanda: «Non c'è verso, tutto quello che è stato l'abbiamo già perso, perché?». Domanda a cui è difficile rispondere. I due resteranno vicini, almeno nei ricordi, entrambi «appoggiati dalla parte del cuore».

«Una sorta di pop-movie - spiega Baglioni in un'intervista al Gr1 - È forse la prima volta che si fa un film tratto da un album. È la sintesi di un lungo dialogo tra musica e parole». Veder realizzato il film, ha aggiunto, è stato «una sorta di riscatto. Quando io presentai l'idea di questo album nel 1971 lo presentai, direi, quasi sotto forma di sceneggiatura di un film: il fatto che queste canzoni, questo racconto siano diventati una pellicola, è una specie di tombola: ecco, abbiamo fatto tombola».

Per Baglioni Qpga è anche un ritorno ai primi anni Settanta: «La voglia è proprio quella di ritornare ad annusare a sentire quei profumi quegli odori. Io ho detto spesso che alla fine degli anni Sessanta si consuma forse l'ultimo sogno collettivo, l'ultima favola in cui tutti insieme, o gran parte di noi, abbiamo pensato di migliorare il mondo. Dopo abbiamo continuato a sognare ma in maniera più privata, più separata. Ma Questo piccolo grande amore è anche un racconto per i giovani di oggi di cose che in parte non conoscono e non hanno vissuto». Baglioni non era presente all'anteprima perché impegnato a incidere un nuovo disco che uscirà a marzo.

Protagonisti del film Andrea (Emanuele Bosi) e Giulia (Mary Petruolo). La pellicola è stata diretta da Riccardo Donna, scritta da Ivan Cotroneo insieme a Claudio Baglioni che ha curato le musiche del film, riarrangiando completamente i brani. Da Piazza del Popolo, a Porta Portese fino a Carolina Rosa. Il film è prodotto da Matteo Levi e Giannandrea Pecorelli. Insieme ad Andrea e Giulia ci sono il Secco (Valentino Campitelli) e gli altri amici, come Federico Galante, Claudio Cotugno, Giulia Amato, Veronica Corsi, Matteo Urzia. La mamma di Andrea è Daniela Giordano. Per Andrea e Giulia «è stato emozionante rivivere Qpga» e il peso della responsabilità di rappresentare il Claudio nazionale e colei che ha indossato "quella maglietta fine", celebre a diverse generazioni, «è stato alleggerito dalla presenza di Baglioni sul set che ci ha sempre rassicurati» spiegano i due giovane, lei 19 anni, lui 23.

Un film per San Valentino. «Qpga è il titolo che Medusa ha voluto per San Valentino - dice il patron Carlo Rossella - È un film che gli innamorati dovrebbero regalare alle proprie fidanzate, e viceversa».

«E' un film incentrato – spiega Pecorelli (Notte prima degli esami) - sul primo amore, tema universale in cui si possono ritrovare sia i giovanissimi che i loro genitori». «Abbiamo rispettato il concept album del cantautore - spiega lo sceneggiatore Ivan Cotroneo - sia per quello che riguarda l'evoluzione della storia che la sua conclusione, arrivando allo struggente atto finale. Ma non si può parlare di musical, come nel caso di Across the Universe, perché qui non sono gli attori a cantare».

«Ho aspettato 30 anni per fare un film, avevo quasi perso le speranze - ha raccontato il regista Riccardo Donna, veterano del piccolo schermo che esordisce in un film per il cinema - ma ho continuato a tenermi in allenamento facendo televisione. Solo nel nostro paese chi fa televisione è ghettizzato, non considerato un autore».

 


Nella nuova edizione di “Q.P.G.A.”, il doppio cofanetto che verrà pubblicato nella primavera del 2009, Baglioni ha voluto inserire anche “In viaggio” e “Quanta strada da fare” – altro brano che avrebbe dovuto far parte dell’album nel ’72 – quattro inediti, e dodici canzoni rivisitate anche nei testi: “Ammetto che l’idea di realizzare quattro cose insieme – una serie di concerti, un film, un libro e un disco – è stata un po’ azzardata perché mi sono reso conto che è veramente difficile fare quattro cose insieme che hanno bisogno l’una dell’altra per venire fuori bene. Lo spettacolo ‘Q.P.G.A.’ è una rivisitazione dell’album originale con le canzoni che vennero tagliate e altri brani che ho quasi riscritto, per esempio c’è una bellissima versione di ‘Porta Portese’ intitolata ‘Nuvole e sogni’ che canta di questi ragazzi di periferia che se ne stanno su una collinetta a guardare l’orizzonte”.
Lo show, che è stato intitolato ‘Q.P.G.A. - A prima vista’, è stato presentato ieri sera in anteprima a Milano dove rimarrà in cartellone al Teatro Allianz fino al 22 novembre per poi toccare il Gran Teatro di Roma dal 26 novembre al 6 dicembre e il Palapartenope di Napoli dall’8 al 12 dicembre: “Alternerò le canzoni a delle letture tratte dal romanzo – in uscita a febbraio – mentre sul megaschermo scorreranno delle immagini, alcune delle quali riprese dal film. Terminerò lo spettacolo, dopo di che con la band continueremo a suonare per quaranta minuti in cui proporrò i miei successi uscendo però dal tema di ‘Q.P.G.A.’. Sentivo l’esigenza di ridare respiro a questo progetto per come era stato pensato inizialmente, dovevo decidermi a dare corpo a quei piccoli grandi amori che erano rimasti incompiuti”.
Nel doppio album saranno presenti anche importanti collaborazioni delle quali Baglioni preferisce non parlare (a parte di quella con Fiorello già svelata durante il festival ‘O Scia di Lampedusa, vedi News): “I brani nel disco saranno trenta, quaranta, gli stessi dello spettacolo perché comprendo anche i preludi e gli stacchi musicali, mentre le canzoni vere e proprie saranno ventisei, ventotto”. Parlando invece del film “Questo piccolo grande amore”, nelle sale il 14 febbraio del 2009, qualcuno paragona l’operazione di Baglioni a quella dello scrittore Federico Moccia autore del libro “Tre metri sopra il cielo” diventato poi film: “Moccia racconta alla sua età storie da teenager”, spiega l’artista romano, “mentre io quelle storie, quei piccoli grandi amori, li ho scritti quando ero io ragazzino”.
“ Può forse sembrare strano che dopo anni in cui ho cercato di distogliere l’attenzione dal successo di ‘Questo piccolo grande amore’ ora ci sia ritornato sopra in questo modo”, ha concluso Baglioni, “ma devo ammettere che in quegli anni soffrivo molto perché non venivo considerato un cantautore come altri, e il successo di questa canzone è stato troppo grosso da gestire, così l’ho spintonato un po’ via. Se ci penso bene però è grazie a questa canzone e quell’album che sono arrivato fin qui, ed ora è diverso, non sento più l’esigenza del consenso della critica”.
Dopo la presentazione dello spettacolo a Milano, Roma e Napoli, a San Valentino uscirà il film, mentre il libro verrà pubblicato per Mondadori a fine febbraio, poi sarà la volta dell’album previsto per la primavera prossima ed infine della tournée: “Partiremo tra fine primavera e inizio estate e ci sarà sul palco un’orchestra con cui porterò in scena l’opera completa di ‘Q. P. G. A.’. Quello di Milano, Roma e Napoli si può dire che è un assaggio, ed è per questo che l’ho voluto sottotiloare ‘A prima vista’. Non ho ancora chiuso niente, il disco è ancora da registrare e tenendo conto che abbiamo iniziato a gennaio 2008 c’è ancora moltissimo lavoro… ma avevo troppa voglia di iniziare!”.

LA STORIA DELL’ALBUM

Quella sua maglietta fina...". Sicuramente uno degli incipit più famosi dell'intera storia del pop d'autore italiano. Impossibile trovare qualcuno che non sia in grado di completare quel verso e canticchiarne la melodia. Parole che sono presto uscite dall'ambito strettamente musicale per entrare a far parte del linguaggio, dell'immaginario e della memoria di più di una generazione.
Comincia così "Questo piccolo grande amore": il brano, non l'album. Se non il più bello tra quelli scritti da Claudio Baglioni, certamente il più famoso oltre che, in assoluto, uno dei più amati dagli italiani i quali, non a caso, nel 1985 l'hanno votato "Canzone del secolo".

Considerato, un po' troppo frettolosamente e superficialmente, il manifesto della poetica del musicista romano - che in quarant'anni di straordinaria carriera, ha dato e detto molto di più, sia dal punto di vista dell'invenzione musicale, che del messaggio contenuto nei testi - "Questo piccolo grande amore" resta, certamente, un brano simbolo. Uno di quei rarissimi e fortunatissimi pezzi che non perdono mai la capacità di far breccia in cuori e coscienze e suscitare emozioni. Un piccolo "classico" che gode del grande privilegio riservato esclusivamente ai classici: non smettere mai di dire ciò che hanno da dire.

Quello che, infatti, pochissimi ricordano - e non solo perché sono passati ormai trentacinque anni dalla prima pubblicazione - è che "Questo piccolo grande amore" (l'album, non il brano) non è un semplice insieme di canzoni, indipendenti per forma e messaggio, come di solito accadeva ai "Long Playing" in quegli anni. Al contrario. Si tratta di un progetto insolito, decisamente ambizioso (soprattutto per un artista a quell’epoca non ancora affermato) e per molti aspetti "rivoluzionario". Un "concept album", caratterizzato da stile narrativo e matrice espressiva in totale controtendenza rispetto agli standard di quegli anni, con cui Baglioni descrive la parabola di una storia d'amore post-adolescenziale: incontro, innamoramento, passione, tradimento, separazione. Un tema tutt'altro che facile da inquadrare, soprattutto in un paese, equidistante tra '68 e '72, che vive in pieno l'esplosione del fenomeno "cantautori". Una stagione nella quale sono le tematiche politico-sociali, più che l'amore, a interessare e "fare tendenza". Anche per questo, forse, pur scrivendo musica e parole e interpretando da sé i propri brani, Baglioni non mai sarà mai considerato "cantautore". Almeno non nell'accezione che il termine acquisisce in quegli anni. Tutto questo, però, non impedisce al ventenne musicista di seguire il proprio credo espressivo, né a un disco come "Questo piccolo grande amore" di incontrare un successo tanto inatteso quanto sorprendente e di imporsi subito - a dispetto di mode e parole d'ordine del momento - come quello che oggi si definirebbe un fenomeno di culto.

L'invenzione del concept-album, naturalmente, non appartiene a Baglioni. Tuttavia a lui va senz'altro riconosciuto il merito di non aver ceduto alle pressioni della discografia, che spingeva per forme e contenuti più standardizzati, e di aver lottato fino in fondo per dar vita alla forma-prodotto nella quale credeva. I fatti, come sappiamo, gli hanno dato abbondantemente ragione. Del resto, la ricerca di una trama narrativa che dia senso unitario ad un progetto discografico, unitamente al desiderio di evitare che il disco si riduca ad un mero esercizio di assemblaggio di canzoni più o meno omogenee tra loro sono, probabilmente, le caratteristiche centrali intorno alle quali ruota l'intera produzione del musicista romano.

Per Baglioni, infatti - oltre, naturalmente, al gusto particolare per le grandi melodie, alla ricerca di strutture armoniche più ricca e adulta rispetto a quanto consentito dagli stilemi pop, alla costruzione di sonorità sempre nuove e alla cura e all'attenzione per i testi - l'idea che un disco debba possedere un senso d'insieme del quale i diversi brani compongono il profilo espressivo, è fondamentale. Un'idea che parte proprio con "Questo piccolo grande amore" (nelle intenzioni addirittura un album doppio, se questa prospettiva non fosse stata giudicata non affrontabile per un quasi esordiente) e caratterizza praticamente tutti i suoi album.

Ogni elemento di "Questo piccolo grande amore" - struttura dei brani, linee melodiche, sonorità, arrangiamenti, testi - si sviluppa, quindi, si dall'inizio, al servizio della narrazione, seguendo una precisa "sceneggiatura" della quale, oltre allo stesso Baglioni, sono corresponsabili: Tonino Coggio, pianista e produttore, Tony Mimms, trombettista e arrangiatore e Franco Finetti, clarinettista e ingegnere del suono.

La scrittura dell'album le melodie e le sue atmosfere nascono, quindi, in funzione della storia, su una tavolozza espressiva estremamente ricca di stili e forme musicali. Si va, infatti, dal ricorso a tecniche antiche come gli stornelli romaneschi quasi presi dalla strada, al recitativo cantato ispirato, al melodramma ("Che begli amici!"), passando per riferimenti classici (come l'organo a canne) di "Quel giorno", alle atmosfere country ("Porta Portese"), fino a colori e voci presi da ogni forma musicale (jazz, rock, blues ecc.).

Inizialmente il brano d'apertura avrebbe dovuto essere "In viaggio", un pezzo che rappresentava le ragioni del montare della contestazione. Brano che venne tagliato, su pressione della casa discografica, la quale non gradiva l'idea che la storia d'amore potesse essere confusa con tematiche di altro genere. Identica sorte, purtroppo, toccò ad altri brani (in particolare a un episodio nel quale si parlava, con toni ironici e perplessi, del servizio militare) e a diversi momenti strumentali, perché la durata complessiva era troppo lunga e, come ricordato, non era possibile ipotizzare un doppio album.

Come una vera e propria "opera" popolare, il disco (registrato in poco più di un mese, tra il 27 agosto e il 30 settembre 1972) è attraversato da "temi" musicali (linee melodiche riconoscibili) che tornano, riproposti in momenti e vesti differenti. Così, ad esempio, "Piazza del Popolo" (da dove il protagonista fugge dopo la carica della polizia, fino a incontrare lei) e "Cartolina rosa" (la stazione del distacco) hanno stessa aria ed identico schema evolutivo; "La prima volta" e "Sembra il primo giorno" condividono la stessa linea melodica, anche se, nel primo caso, l'atmosfera esprime la tensione, la sensualità e il clima nervoso di quel momento; mentre, nel secondo episodio, emerge la lenta, inesorabile, ineluttabile tristezza di un qualsiasi addio. E, ancora: il ritornello dell'incontro di una "Una faccia pulita" riecheggia nel distacco ultimativo di "Sembra il primo giorno", mentre la coda orchestrale che chiude l'album riprende il tema del ricordo dell'innamoramento di "Con tutto l'amore che posso".

Un progetto dalla gestazione lunga e complessa che parte dal 1968 (a dispetto dei tempi piuttosto brevi di registrazione dell'album) come lunga e tutt'altro che agevole era stata, del resto, la nascita del brano che dà il titolo all'album. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, infatti, dalla sua (solo) apparente semplicità, "Questo piccolo grande amore" è un brano anomalo, la cui costruzione non ha avuto niente a che fare con l'immediatezza e la fluidità della fruizione. Si tratta, infatti, di un pezzo dalla struttura piuttosto inconsueta rispetto alla forma-canzone tradizionale. Quattro parti distinte, che si ripetono in due tornate senza un vero e proprio ritornello (struttura adottata successivamente da Baglioni solo in altri due brani: "Fammi andar via" e "Le vie dei colori", entrambi contenuti nell'album "Io sono qui")

Le prime note ("Piccolo grande amore, solo un piccolo grande amore...") sono apparse nel 1969, all'interno di una sorta di brano-suite dal titolo "Ci fosse lei" (pubblicato, per la prima volta, nella raccolta "Tutti qui", del 2005), ma per la struttura definitiva si è dovuto attendere fino al 1972. Seconda parte, in ordine di "avvento", è stata quella - più riflessiva, e malinconica, anche per la successione armonica che richiama atmosfere musicali in minore - che è diventata, poi, la terza sezione del pezzo ("E lei, lei mi guardava con sospetto..."). Per terza, invece, nacque - "mugolando qualcosa alla chitarra", come ha ricordato qualche volta lo stesso Baglioni - quella che sarebbe diventata la strofa vera e propria ("Quella sua maglietta fina..."). E solo per quarta, il "ponte" che lega strofa e ritornello ("Le chiare sere d'estate..."). Dulcis in fundo: l'introduzione, con quegli accordi di pianoforte che ricordano il distendersi e il ritrarsi del mare sulla battigia (un po' didascalicamente sottolineati da un effetto mare in sottofondo), che hanno finito col diventare un vero e proprio "marchio di fabbrica" e che basta accennare per provocare deliranti reazioni da stadio. A quattro anni di distanza dal manifestarsi delle prime note e dopo un percorso creativo tutt'altro che lineare, il brano che avrebbe consacrato Baglioni come stella di prima grandezza del firmamento pop nazionale e avrebbe mandato in visibilio milioni di cuori era finalmente pronto. Anche se non proprio tutti furono in grado di coglierne immediatamente la portata. Dopo aver ascoltato la versione definitiva di quella che sarebbe diventata la canzone del secolo, infatti, l'allora direttore artistico della RCA, si lanciò in un: "Non male. E' una buona facciata B!".

Ma le curiosità non si esauriscono qui. Per quanto, oggi, possa apparire incredibile e possa far sorridere, alla radio "Questo piccolo grande amore" venne censurata per i contenuti ritenuti eccessivamente arditi di alcune espressioni. Fu così che "La paura e la voglia di essere nudi" diventò "La paura e la voglia di essere soli" e le "cose proibite" si trasformarono in "scarpe bagnate". Scorrendo i testi (scritti dallo stesso Baglioni in dodici giorni di lavoro ininterrotto, in una sorta di neorealistica "lingua della strada", piena di espressioni gergali e modi di dire) ci si accorge, tuttavia, che non si tratta degli unici momenti "forti". Si va, infatti, dal "andate a dare via il sedere!" di "Che begli amici" all'intimità, insolitamente esplicita per l'epoca, di "La prima volta" ("le tue labbra più rosse mi fanno impazzire, i tuoi seni di luna la fronte sudata..."; "i tuoi occhi più larghi i capelli bagnati, i tuoi fianchi impazziti restiamo aggrappati..."), fino alle "strade deserte, colorate di vino bestemmie e di carte..." di "Sembra il primo giorno".
Piccoli ma significativi elementi, che ci aiutano a capire quanto di un lavoro come questo si possa nascondere al di là delle etichette, dei luoghi comuni ma anche dello straordinario successo che lo hanno accompagnato. Ma, soprattutto, elementi che rendono "Questo piccolo grande amore" non solo uno dei più importanti momenti di svolta nella storia della canzone d'autore italiana, ma anche l'annuncio di una delle personalità artistiche più significative e innovative dell'intero panorama musicale.

Mina ha festeggiato il suo 69° compleanno il 25 Marzo all’insegna dei cinquant’anni di sposalizio con la musica leggera e un album Sulla tua bocca lo dirò dedicato al melodramma balzato ai primi posti della hit parade.

Nozze d’oro per Mina, l’artista italiana più longeva insieme a Adriano Celentano e Ornella Vanoni. Il suo debutto risale al 1958 con lo pseudonimo di Baby Gate, in versione rock, quando si impone come la regina degli ‘urlatori’. Agli inizi degli anni ’60 ottiene il suo primo grande successo con un brano d’autore “Il cielo in una stanza” composto da Gino Paoli.

Da allora, la sua carriera è stata folgorante, registrando solo una battuta d’arresto quando viene messa al bando per un anno dalla tv perché decide di avere un figlio da un uomo già sposato. Ma l’amore del suo pubblico la riporta ai vertici delle classifiche con memorabili canzoni come “Città vuota”, “Un anno d’amore”, “E se domani”. Lei è molto richiesta come conduttrice di show televisivi, per la sua verve e una gestualità particolare, oltre che per le sue innegabili capacità vocali, tali da farle meritare appellativi come ‘la cantante che ha l’orchestra in gola’. Con le sue oltre tre ottave di estensione, ha spaziato con naturalezza, e continua ancora a farlo, dal jazz al pop, dalla melodia partenopea ai grandi classici internazionali. Il suo talento e stile interpretativo sono stati paragonati alla grande Ella Fitzgerald, soprattutto nel sapere trasmettere durante i concerti dal vivo un feeling incredibile, non a caso Louis Armstrong ha detto ‘è la cantante bianca più grande del mondo’.

Nei primi anni ’70 diventa un’assidua frequentatrice della hit parade grazie anche ad un sodalizio vincente con il cantautore più in voga di quel periodo Lucio Battisti e brani memorabili come Insieme, Io e te da soli, Amor mio. Di questa collaborazione esiste uno strepitoso ed emozionante duetto televisivo registrato nel ’72 a ‘Teatro 10’. E’ la prima artista italiana a realizzare un Lp come “Bugiardo più che mai…più incosciente che mai…” composto da materiale inedito e non soltanto da singoli di successo, premiato a livello di vendite con una permanenza di quasi un anno in classifica. Nel ’74 appare per l’ultima volta in tv nello spettacolo “Milleluci” al fianco di Raffaella Carrà. Lei è in splendida forma, al massimo della sua espressività vocale, soprattutto quando affronta (accompagnata da una grande orchestra diretta dal Maestro Gianni Ferrio) evergreen internazionali come Night and day o la splendida Someday. La sigla finale “Non gioco più” lascia intendere la sua intenzione di ritirarsi, niente più tv e concerti: solo radio e dischi.

Si dedica completamente alla famiglia, assaporando quelle piccole gioie legate al vivere quotidiano che le venivano negate, dovendo sottostare ai ferrei meccanismi dell’ambiente musicale. Sul finire degli anni ’70, cede al richiamo del contatto diretto con il suo pubblico, regalando una serie di trionfali concerti alla Bussola di Viareggio, accolti dal pubblico con delirante entusiasmo, come testimonia il doppio lp “Mina live ‘78”. Sembra il preludio a una ripresa, ma rappresenterà un evento unico, isolato e irripetibile.


Da più di 30 anni Mina vive nel suo esilio dorato, ha rinunciato ai clamori del successo, ha messo a repentaglio una carriera che poteva concludersi con il suo addio alle scene. E,invece, paradossalmente, è riuscita a resistere, come se la sua assenza avesse alimentato il mistero e la magia attorno ad un talento carismatico. Basta ascoltare la sua produzione discografica di ben tre decadi per cogliere, in un’epoca contrassegnata dal bisogno di apparire ad ogni costo, quella che si è rivelata una geniale intuizione: essere unicamente una splendida voce senza tempo.

Pur continuando a restare lontana dalle scene, la ‘Diva in pantofole’ continua a vendere i suoi dischi, senza una promozione che segua i canoni ufficiali. Si permette anche il lusso periodicamente di realizzare progetti artistici al di là dei criteri commerciali, ottenendo clamorosi riscontri: capolavori come “Dalla terra”, contenente arie sacre, “Sconcerto”, dedicato a Domenico Modugno, “L’allieva”, tributo al suo grande amore musicale Frank Sinatra e il recente “Sulla tua bocca lo dirò”, lanciato con un video all’ultimo Sanremo, dove affronta il melodramma filtrato dalla sua intensità interpretativa, ancora ai vertici delle classifiche a un mese dall’uscita. E per chi sente il bisogno di vederla può ricorrere al ricco cofanetto di 10 dvd con le più importanti apparizioni Rai dal 1959 al 1978, in emissione nei mesi scorsi tramite una iniziativa editoriale dell’Espresso e La Repubblica.


Tanti auguri Mina! In attesa del prossimo cd di inediti, già pronto, di cui si dice un gran bene e che dovrebbe vedere la luce entro l’anno.

Mario Venuti si confessa con noi e ci dice che gli Usa lo attendono di Laura Gorini
Mario Venuti è nuovamente in tour per la gioia dei suoi numerosissimi estimatori, sparsi in tutta la nostra penisola.
In particolare il musicista siciliano toccherà il 2 dicembre Bari per poi proseguire il 3 a Milano, il 4 a Conegliano (e non a Vicenza come precedente comunicato), e infine il 5 dicembre a Torino.
E noi, attenti come siamo a ogni singolo evento, non potevamo certamente perderci la ghiotta possibilità di intercettarlo a pochissimi giorni dalla sua prossima data in territorio pugliese.

Mario ciao! Qui Laura Gorini di Musicalnews.com. Ti ringrazio per la tua disponibilità. So che sei molto impegnato in questo periodo...
Beh, diciamo che sono molto concentrato sui prossimi concerti ma sono felice di rispondere a qualche domanda...

Bene...Allora partiamo subito chiedendoti quanto sei soddisfatto del primo round di date di “Mario Venuti in Teatro”?
Sono andate molto bene.
Sono veramente molto soddisfatto di come sono andate, davvero!

Senti Mario ma perché hai scelto come location il teatro per i tuoi concerti?
A essere sincero avrei potuto scegliere anche altri tipi di location per i miei live ma il teatro è un luogo che mi è sempre piaciuto molto.
E poi- per dirla tutta- in teatro c’è più concentrazione.
Insomma è un luogo più adatto per performance più intimiste sebbene io durante il mio concerto cerchi di spaziare da momenti più intimisti e riflessivi ad altri più energici e rockeggianti.
E indubbiamente quando tocco la dimensione rock le poltroncine del teatro forse non sono molto adatte!
Tuttavia il teatro ha qualcosa di magico quindi perché non sceglierlo come location?

Ok...mi hai convinta! Mario se non erro nei primi mesi del 2009 avrai il privilegio di suonare negli Usa...
Brava! Esatto! Si suonerò nei mesi di Febbraio e Marzo 2009 negli Stati Uniti d’America. Francamente non vedo l’ora!

E ti credo! Ma poi ti prenderai una bella pausa dalle scene dopo tutti questi impegni ?
Si, una pausa me la prendo per lavorare alla stesura del mio prossimo cd...

Wow...e quando verrà alla luce?
A settembre 2009.

Allora appuntamento all’autunno 2009 per parlare della tua nuova fatica discografica...
Direi proprio di si, Laura!Ci conto!

I Fab Four italiani salutano il loro batterista con un album e un tour: quale valore storico avra' Ancora Una Notte Insieme nella vita della musica italiana? Li incontriamo in un’elegante saletta del loro quartier generale milanese..

Incrociamo i Pooh durante un incontro voluto fortemente dalla band ormai dieci anni addietro. I Fab Four italiani presentano il loro nuovo doppio CD antologico Ancora Una Notte Insieme ma soprattutto annunciano l’ultimo tour del quartetto in formazione originale (Facchinetti/Battaglia/D’Orazio/Canzian) che partirà da Caserta il prossimo 18 luglio per terminare proprio a Milano il 28 settembre.

Arrivano leggermente in ritardo da una diretta radiofonica e si prestano subito a un’informale round-table con alcuni giornalisti del web: ovviamente l’argomento del giorno è l’uscita dal gruppo, dopo ben 38 anni, del batterista Stefano D’Orazio; la decisione in realtà era già matura da un paio d’anni ma solo adesso è stata del tutto digerita dal gruppo che ha voluto organizzare un tour di addio ...per accompagnare Stefano verso la sua nuova vita...
Anche la scelta dei brani per il nuovo album non è stata casuale: oltre all’inedito che da il titolo al progetto (scritto per l’occasione da Facchinetti insieme al quinto Pooh Valerio Negrini), sono stati inseriti quelli più cantautorali e meno popolari del gruppo: una sorta di concept-album cantato a quattro voci, in cui ognuno di loro ha dato una personale lettura degli argomenti trattati.

Sulle ipotesi per un eventuale nuovo batterista (membro regolare o turnista), per adesso i tre reduci sono cauti...Ora ci godiamo il tour per festeggiare Stefano e poi avremo modo di riflettere sul da farsi… sicuramente comunque sarà difficile ricreare quell’alchimia creata in così tanti anni di collaborazion...La vita continua dunque e anche la carriera di una delle piu' longeve band italiane, attiva dal 1966!

Con il nuovo album "Acchiappanuvole", titolo tratto da un verso della canzone di Luigi Tenco "Ragazzo Mio" torna sulla ribalta Giuseppe Mango, in arte Mango.

L'incredibile raccolta che propone 14 cover di grandi artisti del panorama italiano ed internazionale alle quali è stata data nuova veste rielaborando arrangiamenti e suoni, ne pubblica le ideologie proponendone fantastiche canzoni quali ad esempio "Dio Mio No" di Lucio Battisti, "Quando" di Luigi Tenco, "La Disciplina Della Terra" di Ivano Fossati e anche la stratosferica "La Donna Cannone" di Francesco De Gregori.

Nell'album troviamo anche "La Canzone dell'Amore Perduto" di Fabrizio De Andrè, "Luce (Tramonti a Nord-Est)" di Elisa, "I Migliori Anni della Nostra Vita" di Renato Zero, "Se Perdo Te" di Patty Pravo, "Senza Pietà" di Anna Oxa ed anche altre grandi canzoni internazionali come "Have You Ever Seen The Rain" dei Creedence Clearwater Revival e la splendida "Love" del leggendario John Lennon senza dimenticare la canzone duettata assieme a Claudio Baglioni "Amore Bello".

Come singolo per il lancio e stata scelta "La Stagione dell'Amore", bellissimo brano interpretato insieme al Catanese Franco Battiato.

Cesare Cremonini- Il primo bacio sulla luna , il grande ritorno del poeta bolognese.
È “Louise” la musa de “Il primo bacio sulla luna”, il terzo album da solista ( ma il quarto considerando “Squerèz?” con i Lùnapop) di Cesare Cremonini, uscito nei migliori negozi di dischi di tutta Italia lo scorso 26 settembre.
Una musa immaginaria, non realmente impersonata da una donna precisa come invece era successo per i suoi precedenti lavori. Erica docet.
Una musa che ha indubbiamente ispirato nella maniera più esaustiva possibile il Cesare Nazionale che in questo lavoro si è messo ancora più a nudo rispetto ai suoi cd precedenti sebbene ora non ci racconti più nello specifico le sue vicende amorose, le sue gioie e le sue delusioni ma la sua esistenza e la sua anima di uomo e di artista. Il tutto in maniera pacata, per nulla ridondante e forzata.
Non per nulla ha dichiarato lo stesso che “Le sue canzoni ora sia il frutto di un processo creativo più cosciente e meno istintivo”.
Un processo che si intuisce chiaramente se si ascoltano con particolare attenzione ogni singola melodia qui magicamente proposta.
Ma la vera perla di questo cd è la straordinaria varietà musicale: si passa infatti con una grande disinvoltura da impennate rock ad altre ben più pop, jazz e persino blues. Sfumature che si possono elegantemente assaporare in ogni brano proposto solo dopo un paio di accurati ascolti.
Tuttavia Cremonini non ha voluto dimenticare nemmeno stavolta la dimensione prettamente strumentale: è questo il caso di “Cercando Camilla” ( traccia numero dodici) dove Cesare seduto al suo fidato pianoforte dà ampio sfoggio delle sue ottime doti oltre che di musicista di eccellente pianista.
Del resto il Ce nazionale ha studiato il pianoforte per tantissimi anni fin da quando era ancora un bambino.
Un musicista dunque con la “ M” maiuscola che merita massimo rispetto per ciò che propone e per come lo propone.
Ricordiamo infine che il disco è stato registrato presso gli "Air Studios" di Londra e presso le "Mille Galassie Studios" da Steve Orchard e masterizzato allo Sterling Sound Studios da Ted Jensen con gli arrangiamenti orchestrali della London Session Orchestra diretta da Nick Ingman.
E scusate se è poco!

Pubblichiamo qui di seguito la tracklist completa de “Il primo bacio sulla luna”:

01-Louise
02- Dicono di me
03-Le sei e ventisei
04-La ricetta (per curare un uomo solo)
05-L'altra metà
06-Il pagliaccio
07-Qualsiasi cosa
08-Chiusi in un miracolo
09-Figlio di un re
10. Dev’essere così(Unplugged)
11.Il primo bacio sulla Luna
12.Cercando Camilla (Instrumental)

Musica con sponsor: è gratis e batte i pirati
Qtrax e Downlovers copiano radio e tv commerciali: brani a costo zero «offerti» dalla pubblicità

MILANO – Un fatturato di quasi 3 miliardi di dollari (poco più di 2 miliardi di euro) e una crescita di oltre il 40 per cento rispetto all'anno precedente. Sono questi i numeri, evidenziati nel Digital Music Report 2008 diffuso dall'Ifpi (l'organo consultivo presso l'Unesco che si occupa di tutelare e promuovere la proprietà intellettuale) e relativi alla musica scaricata dal web, che spiegano bene come il mercato discografico tradizionale appaia oggi come un nano di fronte al gigante rappresentato (potenzialmente) da Internet. I brani – ma anche gli interi Lp - downloadati direttamente dalla rete sono una fetta sempre più consistente del mercato e non è detto che Davide, questa volta, riesca ad avere la meglio su Golia. Anzi. Basti pensare che, per quanto riguarda le singole tracce, la crescita è stata del 53% e che queste abbiano generato un giro d'affari di circa 1 miliardo e 700 mila dollari. Spontanea, a questo punto, la domanda: ma chi avrà ancora interesse ad acquistare il tradizionale cd?


Un sequestro di compact disc contraffatti
IL NEGOZIO ONLINE – La musica che arriva da Internet rischia insomma di fare chiudere più di un negozio tradizionale, per non parlare delle case discografiche di piccole e medie dimensioni. Del resto, sono ormai più di 6 milioni i titoli disponibili in rete attraverso le oltre 500 piattaforme legali localizzate in tutto il mondo. La spina nel fianco resta però la diffusione illegale di musica attraverso il web che, nonostante pene e sanzioni previste da varie normative nazionali, continua a sottrarre quantitativi enormi di risorse ai mercati ufficiali. Sono soprattutto i giovani a utilizzare la rete per procurarsi intere compilation a costo zero. E proprio a loro sono rivolte alcune iniziative educative finalizzate alla valorizzazione dei concetti di legalità e di proprietà intellettuale.

PAGA LO SPONSOR - Una delle possibili vie per fronteggiare la pirateria su vasta scala potrebbe ora essere un innovativo modello di business, che ricalca a grandi linee la filosofia delle radio e delle tv commerciali: musica gratis pagata dalla pubblicità. Una strada già imboccata negli States da Qtrax, con l'intesa stipulata dalle grandi major discografiche. In Italia un nuovo fronte è stato aperto da Downlovers, primo portale europeo che permette di scaricare file musicali in modo completamente gratuito, legale, semplice e sicuro. Lanciato in autunno, il servizio è operativo da pochi giorni. «Il nostro obiettivo – spiega Riccardo Usuelli, direttore generale di Downlovers - è quello di unire legalità ed intrattenimento, trasformando l'amore per la musica in un segnale positivo nei confronti di artisti e case discografiche ed in uno strumento di comunicazione ad alto potenziale per le aziende. Il nostro claim "l'originale non ha prezzo", credo sintetizzi in maniera efficace la nostra filosofia».


Uno scorcio dell'home page di Downlovers.it
MASTERIZZARE? SI PUO' – I file musicali del catalogo Downlovers sono in formato Windows Media Audio (wma) e presentano un'alta qualità audio (192 kbps). Tutti i file sono protetti da Microsoft Windows Media Digital Rights Management (drm). E' possibile copiare ogni brano fino a sette volte e trasferirlo su dispositivi diversi in numero non superiore a cinque. Non esiste invece alcun limite nella riproduzione audio dei file. Inoltre i file si possono masterizzare su cd: in questo modo gli utenti Downlovers possono creare la propria collezione di album preferiti. Chi desidera ascoltare la musica in movimento potrà trasferire e ascoltare i file musicali scaricati da Downlovers su player digitali compatibili con il formato wma e con il sistema drm.

ANCHE GLI MP3 - «Oggi – dice ancora Usuelli, che prima di guidare Downlovers ha diretto per quattro anni il reparto discografico di Sugarmusic - siamo arrivati ad 85.000 iscritti e abbiamo un catalogo con 80.000 tracce. Dalla prossima settimana avremo anche gli mp3 e raggiungeremo tutto il mercato derivato da Ipod». Downlovers che conta sulla partnership di case discografiche come Azzurra Music, Billo Music, Carosello, Edel, Planet Records, Sugar e Warner e sul contributo degli introiti derivanti dalla locazione degli spazi pubblicitari sul proprio sito, riesce a remunerare sia le case discografiche che la Siae e tutte le associazioni di categoria. Per il presidente della Fimi, Enzo Mazza, entro il 2012 il digitale avrà avuto il sopravvento sul cd tradizionale.

OBIETTIVO LEGALITA' - «La nascita di Downlovers rappresenta un passo fondamentale nella lotta contro la pirateria digitale – commenta Luca Vespignani, segretario generale di Fpm, la Federazione contro la pirateria musicale -. Musica originale, legale e gratuita è infatti la risposta commerciale più completa da affiancare all'attività di repressione dello scambio illegale di brani on-line. L'auspicio è che questo nuovo servizio rappresenti veramente la chiave di volta per l'affermazione definitiva del mercato musicale digitale legale».

Si sveglia Assoartisti con Mille..nni D'Arte e la convenzione tra dj e la Siae
Assoartisti fa parte di Confesercenti ed e' diretta da Mario Di Gioia: nelle ultime settimane ha messo a segno un paio di grosse azioni, importanti per il nostro variegato mondo musicale italiano.

Non c'e' peggior politico di quello che non pensa ai bisogni della sua base. Non c'e' peggior struttura sindacale di quella che non lavora pensando al futuro.
Assoartisti ha vissuto per anni in una fase di letargo, gongolandosi in un brodo vegetale dal quale difficilmente si poteva emergere o poteva prendere vita una forte spinta propositiva: da qualche settimane ci sembra che invece il crogiolo stia dando qualche frutto e quindi i complimenti vanno fatti a Carmine Lucciola (direttore generale) e Mario Di Gioia presidente nazionale).
Una visita al sito ufficiale vi chiarira' molti dubbi, ma oggi voglio richiamare la tua attenzione su due distinti fatti...
- Mille..nni d'arte
- Assodeejay e la convenzione con la Siae

La prima cos'e'? Mille artisti in Piazza del Popolo a Roma il 20 Giugno di ogni anno per realizzare opere d’arte in occasione della istituzione della Giornata internazionale dell’arte: strategicamente il giorno prima della Fete' de la Musique' (manifestazione che in tutta Europa celebra la musica come arte massima), vi e' un grande evento pubblico e popolare e poi l'acquisto delle rimanenti opere da parte di Enti Pubblici (leggi Comuni, Province, Regioni), i quali con i fondi della legge 117/1947 prenderanno le opere d'arte da inserire nelle pubbliche costruzioni o ristrutturazioni. Una idea semplice e geniale che forse risolvera' molti aspetti del vivere quotidiano di tanti giovani artisti, spesso squattrinati.

Il lavoro con Assodeejay e la Siae, ha portato ad una convenzione sulle cosidette copie lavoro, ma non vogliamo in questo momento essere troppo tecnici, ma semplicemente segnalare con Assoartisti ha fatto il suo lavoro.... mettendo allo stesso tavolo interlocutori che non si parlavano o capivano. Questo deve essere il compito sindacale di una struttura attiva come si deve...!
Voglio solo precisare che per copie-lavoro si intendono supporti fonografici personali del titolare della licenza, destinate esclusivamente alla pubblica esecuzione mediante strumento meccanico delle composizioni ivi riprodotte, effettuata personalmente dal titolare della licenza.

Se a questi due punti aggiungiamo le mille altre cose a cui Assoartisti e Mario Di Gioia stanno lavorando ed alla presenza nell'Assemblea della SIAE di Gregorio Mascaro (anche lui tra i dirigenti di Assoartisti), appare evidente come ci troviamo in una piacevole situazione dinamica ed ad un periodo vivo e frizzante, tutto a favore del mondo degli operatori dello spettacolo in Italia.
Come sono lontani i momenti in cui Assoartisti era solo un logo su un manifesto (perso tra altri mille...) o un relatore di un convegno in cui al tavolo si contavano sempre piu' persone di quelle che erano ad assistere...!

Inaspettatamente... Complices!

Ad un anno dall'uscita internazionale, arriva in Italia e quasi del
tutto inaspettato, Complices!

Il pubblico italiano potrà quindi ascoltare l'ultimo successo di
Luis Miguel, dodici variazioni (tanti sono i brani contenuti nel cd)
in cui il cantante messicano interpreta il tema a lui più
congeniale, quello dell'amore.
Dall'amore come sentimento tenero e appassionato che sa di mare
(Amor a Mares), all'euforia dell'innamoramento (De Nuevo al
Paraiso), fino al rischio dell'amore spregiudicato (Si Tu te
Atreves)e al disamore di una storia che si conclude (Bravo Amor
bravo.

Prodotto dallo stesso Luis Miguel e interamente scritto da Manuel
Alejandro, Complices fa la sua uscita sul mercato discografico
italiano proprio oggi, 8 Maggio 2009, e viene distribuito dalla etichetta discografica Warner Music Italia.

Visti i successi internazionali, ci auguriamo che il suo arrivo
sia di buon auspicio per una rinnovata complicità tra l'Italia e
Luis Miguel!

I FORMATI DEI CD DVX e DVD Leggere attentamente New 2007

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DJ Golaya Ddjeyka

Nude Dj
Quella del "nude-dj" è una moda nata recentemente nelle discoteche, una maniera come un'altra per attirare la clientela nei locali (in questo caso il target di riferimento è quello dei giovani maschi allupati). Evidentemente cubiste e ragazze-immagine non bastavano più, adesso anche chi lavora dietro alla consolle deve avere qualcosa da mostrare, meglio se si tratta di un bel seno possibilmente prosperoso.In Italia la più celebre fra le cosiddette "topless-deejay" è senza dubbio la sempre disinibita Silvia Rocca, una che in passato si è mostrata nuda anche durante la lettura di un telegiornale locale (l'ormai mitico Spicy TG di Antenna 3), e in giro per il mondo si fanno notare altre valenti eredi dei vari Albertino, Fargetta, Luca Agnelli, Coccoluto ecc., con ogni probabilità tecnicamente meno brave ma di gran lunga molto più sensuali! Ecco le DJ's più richieste al momento nei locali.

DJ Niky Bellucci

DJ Tamara Sky

DJ Diva

DJ Vibe

DJ Kelly Marie

Silvia Rocca

Michela Rizzi una giovane DJ entrata nel panorama delle piu' brave del 2008 , Ma non si mettera' in topless come le sue colleghe..........cosi mi ha detto.

"Nata a Taranto 21 anni fa, Michela Rizzi è una delle poche Dj Donna in Italia che si è avvicinata alla musica per passione e non per moda. Fin da piccola si appassiona alla musica ascoltando la radio, nel periodo del liceo frequenta i locali della sua città e cura l'ufficio stampa per una organizzazione di eventi in discoteca. Più in là realizza il suo sogno di avere una consolle composta da due piatti e un mixer; suona solo con Vinili che ricerca in ogni negozio web in giro per il mondo. Attualmente studia scienze della comunicazione e si occupa del reparto promozionale di INVIDIA RECORDS.

FOTO PUBBLICITARIE REALI SCARICATE DALLA RETE E NON A SCOPO PORNOGRAFICO, SE A QUALCUNO DI VOI DESSERO FASTIDIO SCRIVETE A info@markusemme.com E SARANNO RIMOSSE IMMEDIATAMENTE

Scoperta La Prima Traccia Audio Registrata: E' Del 1860
La notizia proviene da First Sounds e possiede tutto il sapore di una storia che se all'apparenza appare sempre già scritta, non manca comunque di riservare soprese imprevedibili ogni giorno: è stata individuata la prima traccia audio registrata di cui si abbia conoscenza certa e la paternità va attribuita a Edouard-Leon Scott de Martinville, un geniale (la definizione appare del tutto ovvia, con il nostro spocchioso senno contemporaneo di sufficienza) inventore francese semi-sconosciuto che il 9 Aprile 1860 decise di lasciare ai posteri la registrazione della canzone popolare "Au clair de la lune, Pierrot respondit" sopra un banale pezzo di carta annerito dal fumo di una lampada ad olio. Il paradosso è che Scott de Martinville non ha mai potuto ascoltare la registrazione effettuata, perchè non dotato dei mezzi necessari per poter riprodurre quanto aveva lui stesso inciso.
La scoperta e la possibilità di riproduzione vanno attribuite allo zelo con cui David Giovannoni ha intrapreso l'avventura di rendere ascoltabile a quanti lo desiderino (ascolta in MP3) un pezzo di storia che ci riguarda tutti in qualità di fruitori entusiasti di musiche elettroniche di sintesi.
Ora appare possibile conoscere il giorno preciso in cui la storia è cominciata.

Grace Jones, la pantera nera compie 60 anni
Androgina, provocatoria e aggressiva, la "schiava del ritmo" spegne oggi sessanta candeline

Dotata di un "cuore antiproiettile", affamata di "celebrità", "schiava del ritmo", "musa". I titoli dei suoi album definiscono molto bene il "personaggio" Grace Jones, la pantera nera fautrice della fusione tra disco-music e reggae, che il 19 maggio festeggia il suo sessantesimo compleanno.
Modella, ballerina, attrice, la giamaicana con i capelli a spazzola è un'artista a tutto tondo, amante dei travestimenti e dell'eccesso tanto da essere considerata un'icona gay. Ma non solo: con le sue labbra rosso fuoco e lo stile androgino, la musa di Warhol è anche un perfetto idolo dei media, che impazziscono a ogni sua apparizione.

La regina della disco-music nasce nello Studio 54, diventa musa di fotografi del calibro di Jean-Paul Goude (con cui ha un figlio), testimonial pubblicitaria e persino attrice di fianco a Schwarzenegger in "Conan" e di Roger Moore nello 007 "A view to a kill".
Il successo come cantante arriva prima con la sorprendente cover dance di "La vie en rose" di Edith Piaf, poi con "Slave to the Rhythm" con cui scala le classifiche mondiali. Un trionfo dal quale la statuaria Jones non sembra essersi più ripresa: assente dalle scene e dai riflettori, da anni dichiara di aver pronto un nuovo album, la cui uscita viene però rimandata di anno in anno.

La Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione del procedimento a carico di Antonello Venditti: non ha diffamato Rino Gaetano!

Antonello Venditti ha più volte ribadito di essere stato uno dei più grandi amici di Rino Gaetano e di avere sofferto molto per la sua morte e di essere fortemente legato al suo ricordo. Attendiamo il parere di Anna Gaetano su questa sentenza.

Se non ricordate i particolari di
questa vicenda, vi consiglio di leggere: Venditti parlando della fiction dedicata alla vita del cantautore, avrebbe fatto riferimento all'uso di cocaina da parte di Rino Gaetano. Per la sorella le affermazioni "sono da ritenersi profondamente lesive non solo dell'uomo Rino Gaetano, ma soprattutto della sua memoria". Noi speriamo che la cosa si ricomponga. Ritornando alla notizia di queste ore, secondo quanto scrive il pm Diana De Martino le frasi di Antonello Venditti non erano ...finalizzate a sostenere che Gaetano fosse morto a seguito dell'assunzione di dosi eccessive di stupefacente, bensì a sottolinearne le gravi problematiche che lo affliggevano nell'ultimo periodo di vita in grado di sminuirne i livelli di attenzione e favorirne un incidente stradale...

Inoltre Antonello Venditti (leggiamo sempre sulla dichiarazione del Pubblico Ministero Diana De Martino)...nel corso dell'interrogatorio ha anche ricordato come lui stesso avesse cercato di intervenire per ricondurre l'amico ad un diverso stile di vita e per allontanarlo dal giro di persone in cui era finito. Alla luce di questi elementi è risultata evidente l'assenza di ogni volontà denigratoria...

La superficie del mare: il poetico album d'esordio di Gianmarco Martelloni
Un cammino lungo e tortuoso.Irto e pieno di ostacoli da abbattere. Ma proprio per questo più interessante e accattivante di altri più piatti e meno ricchi di difficoltà.
Un iter che ha percorso il cantautore e autore bresciano Gianmarco Martelloni, giunto finalmente alla pubblicazione del suo primo full lenght ufficiale, la cui uscita è fissata per il 9 maggio.
Un lavoro che fin dal titolo ( “La superficie del mare”) rende manifesto l’universo nel quale il musicista tende a muoversi con maggiore confidenza. Ovvero uno spazio dove a farla da padrona assoluta è la sua poesia. Una poesia suggestiva e raffinata che trova la sua massima espressione artistica in una sezione testuale ricca di rimandi psicologici e filosofici, nascosti abilmente dietro frasi e parole che a un primo ascolto sembrerebbero contenere significati più semplici e immediati.
In sostanza la grandezza di questo cantautore sta nel sapersi abilmente giostrare su due livelli espressivi: uno più esplicito e superficiale e un altro più implicito e introspettivo. Introspettivo si ma mai monotono e fin troppo sdolcinato.Romantico e grintoso nello stesso tempo.
Un pop rock caldo e avvolgente e una voce lievemente roca e perfettamente impostata sigillano splendidamente questo affascinante gioellino discografico.
Ottimo lavoro per un grande artista che merita ora la gloria dei migliori palchi d’Italia e d’Europa.
Pubblichiamo qui di seguito la tracklist completa de “La superficie del mare”:
01-Tanto per cominciare
02-Cravatta rossa
03-Messalina
04-Lei continua a parlare
05-Sparta
06- Smetti di sorridere
07-Indietro non si torna
08-Rapido estatico
09- Volami per casa
10-Hello i say

 

Il maestro Teo Usuelli, compositore che ha saputo unire la sperimentazione colta con il
recupero delle tradizioni folcloristiche, e' morto ieri a Roma all'eta' di 88 anni. L'annuncio della scomparsa e' stato dato oggi dalla moglie, l'attrice e doppiatrice Deddi Savagnone. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.

Usuelli e' famoso in particolare per le musiche da lui composte per il cinema, con una quarantina di film al suo attivo, e un sodalizio importante con il regista Marco Ferreri. Per Ferreri ha composto soundtrack per capolavori come "L'ape regina", (1963), "La donna scimmia" (1964, nella foto), "Marcia nuziale" (1966) e "Dillinger e' morto" (1969). Tra gli altri film da lui musicati "Strogoff" (1970), "Alla ricerca del piacere", "Il prato macchiato di rosso" (1975). Nel 1998 il suo brano "Piacere Sequence" fu scelto dal regista Joel Coen per il film "Il grande Lebowski".

Nato a Reggio Emilia il 13 dicembre 1920, Teo Usuelli ha compiuto gli studi a Milano diplomandosi al Conservatorio "Giuseppe
Verdi" in musica e canto corale, composizione e polifonia vocale. Dopo la guerra, che lo ha visto partigiano combattente, nel 1949 Usuelli si trasferi' a Roma, dove ha svolto una intensa attivita' nel campo della musica per il cinema, il teatro e la televisione. Inizio' la carriera componendo, tra l'altro, il commento musicale per numerosi documentari. Nel 1954 Usuelli esordi' nel lungometraggio realizzando le musiche per Italia K2, un film di genere documentaristico del regista Marcello Baldi, confermando le sue ottime doti di compositore.

 

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