Si
potrebbe dire: Perché no? Ormai la Rete è talmente
piena di puttanate che una più, una meno non è
fa differenza. Ma il fatto è che gli Squallor non sono
una "puttanata". Perciò abbiate paura, gli
Squallor sono tornati. Non con un nuovo disco, (e ce ne sarebbe
molto bisogno oggigiorgio), ma più modestamente e sommessamente,
in Internet. Questo sito è un tentativo di riportare
in vita un po' dello spirito destabilizzante e sovversivo che
anima le canzoni di questo gruppo. Perché oggi c'è
bisogno di un forte schiaffo al "gusto" del pubblico,
assuefatto alla vera monnezza che spercia dalle radio, dalla
TV, dai giornali e dailibri.Chi dice che gli Squallor sono trash
dice una grande cazzata. Gli Squallor non sono trash. Sono trash
I Cugini di campagna che a 40 anni (e forse più), si
vestono e cantano ancora come deficienti. Trash è anche
parecchia musica italiana, quella che ci viene spacciata per
roba di qualità, mentre è priva di qualsiasi spunto
originale e adagiata su consunte melodie, costruita appositamente
e sputtanatamente per le classifiche e le radio, per adolescenti
che non capiscono una sega, ma comprano i CD a 40 mila lire.
Molto Trash non ha valore artistico, è di cattivo gusto,
kitsch, e, lungi dall'essere originale, viene prodotto in quantità
industriale e venduto ad un pubblico privo di quegli strumenti
critici che fanno distinguere la schifezza dall'opera d'arte
e che perciò rimane vittima di campagne pubblicitarie
impostate ad hoc. Ed è trash soprattutto chi si prende
sul serio. Perciò gli Squallor, che hanno parodiato la
musica italiana, direttamente dall'interno dell'industria discografica,
in un periodo in cui la canzone non poteva che essere o sdolcinata
o politicizzata, prendendo in giro in forma estrema ed esasperata
i clichè di quelle canzoni, non sono trash. La "volgarità"
c'entra solo come urlo liberatorio, come provocazione surreale,
estrema e goliardica, ma non è spazzatura. Qualche sprovveduto
può pensare che lo hanno fatto senza un'intenzione artistica,
forse solo per divertimento, forse anche per soldi, ma il risultato
è quello: era meglio quando c'erano gli Squallor.
La
storia degli Squallor, di Dario Salvatori
AVVERTENZA: Questa biografia è tratta
dal Dizionario della Canzone Italiana, a cura di Gino Castaldo.
1990/1991, Curcio Editore e la voce è firmata da Dario
Salvatori, il quale ha commesso numerose imprecisioni.
Grazie alle segnalazioni di diversi amici e lettori posso correggerne
alcune. Troverete le rettifiche nel corpo del testo tra parentesi
quadre.Quattro
amici, tutti ben inseriti nel mondo dell'industria discografica,
i quali un po' per gioco, un po' per pura goliardia, ma anche
per evadere dalla routine della discografia milanese, decidono
di formare un gruppo la cui denominazione è tutto un
programma. Giancarlo Bigazzi è un affermato musicista,
Toto Savio è compositore e produttore, Daniele Pace è
fra i parolieri che più hanno venduto in tutti i tempi,
infine Alfredo Cerruti è discografico, produttore, non
ancora autore televisivo, ma soprattutto fidanzato di Mina.
Il loro primo disco esce per la Cgd con il titolo VACCA: una
serie ininterrotta di gag, basse insinuazioni, battute pesanti,
un disco a "taglio basso" che, dato l'anno in cui
viene pubblicato, il 1977, avrebbe dovuto passare automaticamente
nel dimenticatoio, e invece ha successo. [Il primo LP degli
Squallor è Troia, non Vacca, ed esce nel 1973]. Nel
1978 escono addirittura due album: POMPA e CAPPELLE [Cappelle
esce sì nel '78, ma gli album contemporanei sono Pompa
e Vacca ed escono nel '77] per i quali il discorso non cambia:
Cerruti, voce stentorea a effetto nasale è il "cantante
solista", Toto Savio il principale artefice delle musiche,
a volte rubacchiate di proposito, a volte originali, a volte
ancora semplici sottofondi per le battute. I dischi hanno successo,
la radio comincia a trasmetterli, entrano in classifica, sia
pure nelle posizioni di retrovia, e il gruppo diventa per molti
un "must" del kitsch all'italiana. Sulla medesima
linea ormai "classic", gli album MUTANDO (1981) e
SCORAGGIANDO (1982). Il
gruppo subisce una prima battuta d'arresto con la morte di
Daniele Pace (1985), autentico "spuntista" della formazione.
Ma nel 1988 approdano alla Ricordi, dove Cerruti si è
trasferito come direttore artistico, con ARRAPAHO (arriva al
n.13 in hit parade), [Arrapaho è del 1983 e ha venduto
180.000 copie] secondo alcuni l'album più riuscito, a
cui viene accoppiato in simultanea un film, un autentico tonfo,
ricercato però oggi come un momento irripetibile del
pre-demenziale italiano. Nel 1984 esce UCCELLI D'ITALIA, dove
le idee, la cattiveria, la satira e la voglia di pungere si
dimostrano tutt'altro che sopite. Il 1985 è l'anno di
TOCCA L'ALBICOCCA (n.11 in hit parade), un lavoro all'interno
del quale si inserisce per la prima volta qualcosa di riciclato.
[In Tocca l'albicocca tutti i brani sono inediti, probabilmente
Salvatori si riferisce al fatto che sia Berta che Vacca (entrambi
del '77) hanno la stessa base] MANZO, satira di Rambo, del 1986,
è un album in cui gli Squallor appaiono per la prima
volta assai provati. Il
gruppo appare smembrato e quelle occasioni di bagordi che costituivano
un po' le loro riunioni di lavoro sembrano svanire: Cerruti,
trasferitosi ormai a Roma; Bigazzi più alle prese con
le sue barche a Punta Ala che non a Milano, e le non perfette
condizioni di salute di Savio fanno pensare a una crisi. Successivamente
Cerruti abbandona del tutto la discografia e il gruppo rischia
di rimanere senza contratto. La formazione è comunque
ancora attiva e le idee sono tante, tuttavia molto dell'antico
smalto sembra scomparso. Il
limite degli Squallor è stato quello di trincerarsi dietro
una sigla, anche quando le singole identità dei vari
componenti erano più che note. Il passo successivo avrebbe
dovuto essere quello di affrontare il pubblico. Diversamente
da altre formazioni-sberleffo del passato (la prima che viene
in mente è la famosa orchestra-spettacolo dell'americano
Spike Jones) non hanno mai tentato invece il grande salto, accontentandosi
dei limiti della sala d'incisione. Rimane il caso, più
unico che raro nella discografia italiana, di un gruppo che
è riuscito a vendere qualche milione di dischi non solo
senza esporsi, ma anche senza un briciolo di pubblicità.
Quando l'immagine non è tutto. Anzi. [Cielo Duro, del
1988, non viene menzionato]
Luca
Barattoni e gli Squallor
Eravamo
nell'estate del 1983, alla radio si ascoltavano le hit
parade,
ma restava un punto oscuro, un lp che, pur essendo piazzatissimo
con le sue 180.000 copie, non riusciva ad erompere attraverso
l'integralismo para-sanremese della Rai - Vasco Rossi sì,
ma Arrapaho degli Squallor manco a pensarci. La maestria tutta
italiana nel non saper riconoscere i propri artisti aveva fatto
un'altra vittima illustre - perché gli Squallor, il cui
nucleo base consiste del toscano Giancarlo Bigazzi, del napoletano
Totò Savio, del milanese Daniele Pace e del "mulatto"
foggiano [napoletano ndr] Alfredo Cerruti, ha saputo creare
dal 1973 - anno del loro primo lp Troia - al 1994, anno di Cambia
Mento, una serie di miniature musicali e sottogeneri (canzone
napoletana, "sfilate", saga di Pierpaolo, duetti
Cerruti-Pace ecc.) capaci di sferrare magli devastanti al decoro
italiota
dello spettacolo e dell'informazione, della politica e della
religione.
E
se vogliamo rendere loro giustizia possiamo fare tutto
ma non romperci la
testa per collocarli a "destra", "centro"
o "sinistra", depotenziandone così la visione
critica e affidandoci a cliché che sono quanto di più lontano
ci sia dalla ricchezza della loro opera.
Svincolandoli così dalla posa contestatrice di altri
"rivoluzionari in Ferrari" resta una forza pura di
dileggio che certo non si esaurisce nella "goliardia"
normalizzatrice - in realtà non è consentito neanche
di fermarsi a cuor leggero ai dati anatomici delle copertine:
c'è sempre un dettaglio disturbante, un particolare che
impedisce di liquidare il tutto come barzelletta sporca - lo
stesso avviene nelle canzoni, i cui momenti più divertenti
e inquietanti coincidono con sfasature linguistiche apparentemente
innocue, non con allusioni sessuali ma con le parole ripetitive
della quotidianità più trita che vengono sconvolte
da terremoti lessicali capaci di aprire squarci sull'angoscia
e il disagio dell'esistente. Così la loro straordinaria
voce, Alfredo Cerruti, è un sisma linguistico che si
abbatte sulla frusta lingua del nostro paese e sulle sue applicazioni
retoriche nell'ipocrisia e nel moralismo dell'informazione,
della canzone, della politica: "presi dall'entusiasto",
"giorgio per giorgio", "la corteccia di ferro",
"lenti a contratto" - gli Squallor, anche prima di
volerne indagare il significato sociologico o musicale, restano
un potente simbolo di bisogno di divertimento e creatività.
I quattro, poi prematuramente abbandonati dallo scomparso Pace,
tutti professionisti del mondo dello spettacolo (produttori,
musicisti, autori di testi, ecc.) si ritrovano durante abbondanti
libagioni e sbicchierate a parlare delle situazioni di cronaca
più attuali - ed è lì che il maestro Savio
inizia a rimuginare e limare le prime basi su cui si innesta
l'inventiva (o, come dice il saggio Bigazzi, "dove parte
la puttanata") degli altri tre, prima su un canovaccio
poi a ruota libera - si passa in studio, nei primi lp l'aspetto
artigianale prevale, poi i miglioramenti tecnici consentono
di sincronizzare l'impasto verbale con le basi orchestrali,
imprescindibile accompagnamento del gruppo, che tiene giustamente
a sottolineare il fatto di "aver sempre suonato".
Nascono così le canzoni napoletane interpretate dal maestro
Savio e i cui echi si ritrovano anche in Pino Daniele, strabilianti
escursioni nei vicoli popolati da gente inconcludente ma malata
di sesso che si nutre di muzzarella e bucchina, lontani anni
luce dalle cartoline col golfo - continua con un capitolo ad
ogni lp la saga di Pierpaolo, figlio viziato di industrialotti
che stornano fondi neri alle aziende, e se per caso resta una
base inutilizzata ci pensa Cerruti a mettere in piedi dal nulla
una bella marcia o una bella sfilata, come è il capolavoro
degli Squallor, L'alluvione, in cui assistiamo ad un Vajont
pianificato dallo stato italiano. Perché è insufficiente
dire che gli Squallor "allargano le categorie del poetabile"
facendo canzoni sugli "aspetti più squallidi dell'esistenza"
- si spingono invece fino al cuore del problema, cantautori
più di protesta di quelli di professione, per l'accento
dissacrante o morboso di Daniele Pace nel tratteggiare commercianti
e preti, capace di consegnarci un universo autonomo in cui le
risposte accettate da tutti sono insufficienti e bisogna sporcarsi
le mani per sondare le emozioni e le idee ci chi è contro.
Per questo i loro gusti musicali puntano verso veri artisti
- a parte i grandi, gli Squallor p#CC0000iligono Elio e le storie
tese come rappresentanti della musica "demenziale"
(etichetta umiliante di cui ci serviamo per meri motivi di comodità
e spazio) e i C.S.I. come gruppo capace di costituire un punto
di riferimento nuovo per la musica italiana. Gli Squallor devono
molto, a loro volta, alla commedia (all') italiana - addirittura
il funerale di Pace fu un nuovo motore di scherzi e battutacce,
come nel film di Mario Monicelli "Amici miei". (Pare
che al funerale, Cerruti in lacrime, abbracciando Savio e Bigazzi,
abbia esclamato: "E ora siamo rimasti in tre!... come i
Police!"). Restano il cinismo amaro, la constatazione
della miseria spirituale che nasce dopo una risata mai veramente
liberatoria
- come dimenticare hit quali USA for Italy, in cui i nostri
si fanno beffe devastanti del carrozzone pietistico-mediatico
sul quale sorse il Live Aid in perfetto stile anni ottanta?
La "rivolta" degli Squallor è così un
esorcismo contro la vecchiaia, un invito a sovvertire con improbabili
amplessi le leggi ripetitive della vita (La guerra del vino),
uno sberleffo letale per le leggi del rispetto e delle parole
che non significano nulla e decorano (La novia) - canzoni che
nascono durante i "banchetti" e prendono di petto
la paura di restarci secchi, di non potere far più scherzi.
Così nasce il dialogo con l'orchestra, cresce la voglia
di interagire e appartenere alla realtà... finché
all'apice non ritorna la sapida puttanata di cui sopra, mentre
quando l'ascoltatore si aspetta una discesa inarrestabile nella
"parolaccia", ci scappa magari il termine colto, o
la voce di Bigazzi si neutralizza come quella di uno speaker
di telegiornale. È insomma una stagione di creatività
che, purtroppo, sembra essersi conclusa: il maestro Savio continua
a lavorare, anche dopo la terribile operazione alla gola - e
così Bigazzi e Cerruti, gentilissimi e modesti, equilibrati
e pacati nel delimitare, con l'autore di queste righe, la portata
della loro opera che, nei momenti migliori, è esempio
straordinario di beffa al contegno, all'ipocrisia e alle "versioni
ufficiali". Dato il ritegno che mi ha colto nel sentire
la reale fatica che il maestro Savio ha oggi nel sospirare appena
qualche parola, e la timidezza di Cerruti il quale a volte,
prima di entrare in sala d'incisione, andava "gasato"
con un paio di bicchierini, tutte le informazioni riguardanti
le "procedure" degli Squallor e le notizie sui componenti
provengono al 99% da Bigazzi. Quindi, più che le copie
sequestrate dal pretore di turno o la copertina censurata perché
presenta Bossi con un paio di coglioncini a mo' di sottogola
(Cambia Mento) dispiace di più la fretta di liquidare
come goliardi della domenica artisti e musicisti - auguriamoci
almeno abbiano aperto una strada.
Discografia
1973 - Esce l'album Troia, contenente la prima canzone degli
Squallor, 38 Luglio, ideata da Bigazzi che voleva prendersi
gioco delle atmosfere e della dizione "alla Alberto Lupo".
Contiene anche Raccontala giusta Alfredo.
1974 - Esce Palle.
1977 - Due album: in Vacca Gianni Boncompagni scrive il brano
Gentleman; Pompa è un prodotto memorabile, con brani
come Unisex, "reinterpretato" da Cerruti su di una
celeberrima base del maestro Savio per Raffaella Carrà.
(Il brano della Carrà è "Festa", versione
spagnola di "Fiesta", di Boncompagni-Ormi). In più
vi sono brani storici quali Berta, Sfogo contro i cantautori
di sinistra con ville a Montecarlo, Famiglia Cristiana che inizia
la saga di Pierpaolo e la Marcia dell'equo canone che è
l'archetipo delle "marce" di Alberto Cerruti.
1978 - La stagione creativa degli anni settanta si chiude con
Cappelle, che include fra le altre la straordinaria Crosta Center
Hospital.
1980 - È l'anno di Tromba.
1981 - Gli Squallor pubblicano Mutando, con gli hit Tombeado
e Cornutone.
1982 - Esce Scoraggiando, coi brani "riempipista"
Telefona... e Noè.
1983 - Arrapaho si piazza fra gli LP italiani più venduti
dell'anno, complici brani come El toro e Avida.
1984 - Continua la gratificazione del pubblico con Uccelli d'Italia,
uno dei prodotti migliori del gruppo, che contiene Al Traditore.
1985 - Tocca l'albicocca è l'ultimo album cui prende
parte Daniele Pace. Contiene Usa for Italy.
1986 - Esce Manzo.
1988 - È la volta di Cielo duro, nel quale oltre ai capolavori
L'incompiuta e Carceri d'oro compare, da un'idea di Renzo Arbore,
il brano Mi ha rovinato il '68. È anche l'ultimo lp in
cui il maestro Savio interpreti una canzone napoletana - nel
1991 subirà infatti un intervento chirurgico che gli
precluderà quasi completamente la possibilità di
parlare.
1994 - Esce Cambia Mento - continuano le sfilate, continua
la saga di Pierpaolo, e per sostituire il maestro Savio che
comunque
firma le musiche viene chiamato Gigi Sabani. Gli Squallor hanno
inoltre pubblicato un numero elevatissimo di raccolte e compilation,
tutte elencate qui. In una di queste troviamo un brano non
compreso
in nessun lp: Squallor hall, night long, ma questo pezzo non
appartiene agli Squallor: è un'operazione puramente discografica
che fece la CGD nel 1990 per rivalutare il catalogo (ristampato
in quell'anno su cd). La base è opera dei fratelli Michelangelo
e Carmelo La Bionda, (citati anche in Tutto il morto minuto
per minuto) dancettari di un certo successo verso la fine degli
anni '70 e l'inizio degli '80 (quelli di "One for you one
for me", tornati l'anno scorso con "Ia ia dada"...)
che la firmano pure.
Luca
Barattoni
si ringrazia Fabio Fantini per alcune precisazioni.
Squallor:
cover, parodie e 'pezzotti'
Talvolta gli Squallor hanno utilizzato,
interpretato, rivisto, corretto alcuni brani di altri. Questa
la lista
delle cover "ufficiali", delle parodie e dei "pezzotti".
La pagina è nata da un contributo di Fabio Fantini,
a cui si sono via via aggiunti altri contributi di visitatori
molto gentili che ringrazio e i cui nomi sono citati nella
pagina.
Se conoscete altre cover segnalatecele. Grazie.
Abat-Jour:
La base è quella di "Salomè", canzone
da tabarin degli anni '40.
A chi lo do stasera: Versione riveduta e corretta di "A
chi la do stasera", di Pace-Corsetti-Conti, sigla di un
varietà televisivo interpretata da Nadia Cassini. Il
brano originale faceva "A chi la do stasera / la mia felicità.".
E' diventata molto più famosa la versione degli Squallor.
Aida (Marcia Trionfale): Si tratta appunto della Marcia Trionfale
dell'Aida di Giuseppe Verdi.
Albachiava: "Respiri piano per non far rumore, ti addormenti
di sera e ti risvegli col sole...", il Vasco nazionale.
Angeli Negri: Si tratta di "Angelitos negros", brano
lacrimevole tradizionale ispanico.
Avida: Rivisitazione di "Private Investigations",
dei Dire Straits, dall'album Love over Gold.
Berta: La musica di Berta (e di Vacca) è una delle "Danze
Ungheresi" di Johannes Brahms.
[segnalazione di Biagio Coscia]
Blue Moon: Traditional americano di Rodgers e Hart, coppia di
autori di molti brani famosissimi (tra cui, anche My Funny Valentine).
Si tratta, nel primo album degli Squallor, di uno strumentale,
mentre il brano originale ha un testo (Blue moon, you saw me
standing alone.).
Cornutone: Il riff iniziale ricorda tantissimo quello di "Raindrops
keeps falling on my head" di Burt Bacharach.
Fantasy: degli Earth Wind And Fire. Non si tratta di una cover,
bensì dell'inizio del pezzo originale.
Fragolone DJ: Ricorda "Relax" dei Frankie Goes To
Hollywood.
Il Tempo delle Rughe: (in Scoraggiando) è ovviamente
ispirata nel nome e nella base a "Reality", il brano
principale nella soundtrack del film "Il tempo delle mele"
il film dedicato all'acerba ma assai succosa e morbosetta adolescenza
di quella grandissima gnocca nominata Sophie Marceau... il sogno
proibito di tutti i giovani in età puberale, se mi ricordo
bene. L'autore della canzone originale è tale Richard
Sanderson.
[segnalazione di Conte Granata]
Indiani a Worlock: La base è quella di un brano firmato
Stephen-Sulke, ma bisogna ancora identificare il brano originale.
Il pezzo ricorda molto quelle dei "Santo California".
Infatti, è tipico delle loro canzoni avere nel testo
un voce femminile che interviene (parlando e non cantando) a
metà canzone.
[segnalazione di Davide Da Lio]
L'Incompiuta: La base è quella di "Una rotonda sul
mare".
[segnalazione di Davide Da Lio]
La Novia (Casa e Chiesa): La base è quella de "La
novia", brano di Alfonso Prieto, traditional spagnolo.
La Risata Triste: La base è di N. Innes. Di questo però non
sono certissimo. Chiedo conferma.
La Scarognata: in quanto ispirata (lo stesso dicasi per Uh'anema)
ad alcuni dei più famosi brani della sceneggiata napoletana,
è molto simile a Zappatore di Mario Merola e a Guapparia,
scritta da Bovio - Falvo.
[segnalazione di Roberto]
Ma questa è un'altra storia: la strofa "c'eravamo
tanto amati, forse un anno forse più" è presa
pari pari dalla canzone "Come pioveva" dei Cugini
di Campagna.
[segnalazione di Davide Da Lio]
Madonina: Versione riveduta e corretta del traditional milanese
del Maestro Giovanni D'Anzi (ribattezzato nel pezzo Joe Dancing).
Morire in Porche: Versione italiana di "Sex shop",
uno dei brani "proibiti" di Serge Gainsbourg.
Mortò Veneziano: Fin troppo facile ritrovarci il "Rondò
Veneziano" di Giampiero Reverberi.
Ne me tirez plus: Parodia di "Je t'aime moi non plus",
altro pezzo "proibito" di Serge Gainsbourg.
Noè: Pezzo simil-Steven Schlacks.
Non mi mordere il dito: Si tratta della versione italiana di "The mosquito" dei Doors. La versione originale si
trova nell'album "Full Circle" del 1972, il secondo
senza Jim Morrison.
No se bibe così: Il pezzo parodiato e' "Non si vive
così" di Julio Iglesias.
Nosfigatus: Il brano che fa da base è "Don't stop
'til you get enough", di Michael Jackson, dal suo primo
album solista "Off the wall" del 1979.
Piange il citofono: Nel titolo ricorda l'immortale "Piange
il telefono" di Domenico Modugno. Nessun riferimento al
pezzo "citato" nella base.
Pierpaolo a Beverly Hills: La base è molto simile a "La
Isla Bonita" di Madonna.
[segnalazione di Dario]
Pierpaolo a Dusseldorf Bau: La base ricorda quella di "Da
da da I don't love you you don't love me" del Trio, vero
tormentone dell'estate 1982.
Pret-a-porter: Assomiglia al "Gioca-Jouer"di Claudio
Cecchetto.
Santanna: Nessun pezzo in particolare... ma lo stile e' senza
dubbio quello di Carlos Santana.
Sono una donna non sono una santa: Cover "rispettosa"
nel testo e nella musica del brano di Testa-Sciorilli portato
al successo da Rosanna Fratello. "Rispettosa" in quanto
il testo era già ridicolo di per sé.
Tombeado: Soprattutto nel titolo, ma un po' anche nella base,
ricorda "Soleado" dei Daniel Sentacruz Ensemble.
Uccelli d'Italia: La base è nientemeno che "Michelle",
firmata Lennon/McCartney, dei quattro magnifici quattro.
Unisex: La base su cui si innesta il racconto del Cardinale
Alfonso Fava è quella di "Fiesta", brano di
Boncompagni/Ormi portato al successo da Raffaella Carrà.
USA for Italy: Parodia dichiarata fin dal titolo di "We
are the world" di USA for Africa. Anche il videoclip era
praticamente identico.
Grazie
ad Alfredo Cerruti, al suo autista Mauro e a Pascalone, possiamo
condividere con voi questo prezioso documento: la dedica di
Alfredo Cerruti al sito e ai suoi visitatori.
