> NOME :
Squallor
> GENERE :
Trash molto trash
> N° MUSICISTI :
5
> EMAIL:
http://www.squallor.com/forum/
> WEBSITE:
www.squallor.com

BIOGRAFIA

Si potrebbe dire: Perché no? Ormai la Rete è talmente piena di puttanate che una più, una meno non è fa differenza. Ma il fatto è che gli Squallor non sono una "puttanata". Perciò abbiate paura, gli Squallor sono tornati. Non con un nuovo disco, (e ce ne sarebbe molto bisogno oggigiorgio), ma più modestamente e sommessamente, in Internet. Questo sito è un tentativo di riportare in vita un po' dello spirito destabilizzante e sovversivo che anima le canzoni di questo gruppo. Perché oggi c'è bisogno di un forte schiaffo al "gusto" del pubblico, assuefatto alla vera monnezza che spercia dalle radio, dalla TV, dai giornali e dailibri.Chi dice che gli Squallor sono trash dice una grande cazzata. Gli Squallor non sono trash. Sono trash I Cugini di campagna che a 40 anni (e forse più), si vestono e cantano ancora come deficienti. Trash è anche parecchia musica italiana, quella che ci viene spacciata per roba di qualità, mentre è priva di qualsiasi spunto originale e adagiata su consunte melodie, costruita appositamente e sputtanatamente per le classifiche e le radio, per adolescenti che non capiscono una sega, ma comprano i CD a 40 mila lire. Molto Trash non ha valore artistico, è di cattivo gusto, kitsch, e, lungi dall'essere originale, viene prodotto in quantità industriale e venduto ad un pubblico privo di quegli strumenti critici che fanno distinguere la schifezza dall'opera d'arte e che perciò rimane vittima di campagne pubblicitarie impostate ad hoc. Ed è trash soprattutto chi si prende sul serio. Perciò gli Squallor, che hanno parodiato la musica italiana, direttamente dall'interno dell'industria discografica, in un periodo in cui la canzone non poteva che essere o sdolcinata o politicizzata, prendendo in giro in forma estrema ed esasperata i clichè di quelle canzoni, non sono trash. La "volgarità" c'entra solo come urlo liberatorio, come provocazione surreale, estrema e goliardica, ma non è spazzatura. Qualche sprovveduto può pensare che lo hanno fatto senza un'intenzione artistica, forse solo per divertimento, forse anche per soldi, ma il risultato è quello: era meglio quando c'erano gli Squallor.

La storia degli Squallor, di Dario Salvatori


AVVERTENZA: Questa biografia è tratta dal Dizionario della Canzone Italiana, a cura di Gino Castaldo. 1990/1991, Curcio Editore e la voce è firmata da Dario Salvatori, il quale ha commesso numerose imprecisioni.
Grazie alle segnalazioni di diversi amici e lettori posso correggerne alcune. Troverete le rettifiche nel corpo del testo tra parentesi quadre.Quattro amici, tutti ben inseriti nel mondo dell'industria discografica, i quali un po' per gioco, un po' per pura goliardia, ma anche per evadere dalla routine della discografia milanese, decidono di formare un gruppo la cui denominazione è tutto un programma. Giancarlo Bigazzi è un affermato musicista, Toto Savio è compositore e produttore, Daniele Pace è fra i parolieri che più hanno venduto in tutti i tempi, infine Alfredo Cerruti è discografico, produttore, non ancora autore televisivo, ma soprattutto fidanzato di Mina. Il loro primo disco esce per la Cgd con il titolo VACCA: una serie ininterrotta di gag, basse insinuazioni, battute pesanti, un disco a "taglio basso" che, dato l'anno in cui viene pubblicato, il 1977, avrebbe dovuto passare automaticamente nel dimenticatoio, e invece ha successo. [Il primo LP degli Squallor è Troia, non Vacca, ed esce nel 1973]. Nel 1978 escono addirittura due album: POMPA e CAPPELLE [Cappelle esce sì nel '78, ma gli album contemporanei sono Pompa e Vacca ed escono nel '77] per i quali il discorso non cambia: Cerruti, voce stentorea a effetto nasale è il "cantante solista", Toto Savio il principale artefice delle musiche, a volte rubacchiate di proposito, a volte originali, a volte ancora semplici sottofondi per le battute. I dischi hanno successo, la radio comincia a trasmetterli, entrano in classifica, sia pure nelle posizioni di retrovia, e il gruppo diventa per molti un "must" del kitsch all'italiana. Sulla medesima linea ormai "classic", gli album MUTANDO (1981) e SCORAGGIANDO (1982). Il gruppo subisce una prima battuta d'arresto con la morte di Daniele Pace (1985), autentico "spuntista" della formazione. Ma nel 1988 approdano alla Ricordi, dove Cerruti si è trasferito come direttore artistico, con ARRAPAHO (arriva al n.13 in hit parade), [Arrapaho è del 1983 e ha venduto 180.000 copie] secondo alcuni l'album più riuscito, a cui viene accoppiato in simultanea un film, un autentico tonfo, ricercato però oggi come un momento irripetibile del pre-demenziale italiano. Nel 1984 esce UCCELLI D'ITALIA, dove le idee, la cattiveria, la satira e la voglia di pungere si dimostrano tutt'altro che sopite. Il 1985 è l'anno di TOCCA L'ALBICOCCA (n.11 in hit parade), un lavoro all'interno del quale si inserisce per la prima volta qualcosa di riciclato. [In Tocca l'albicocca tutti i brani sono inediti, probabilmente Salvatori si riferisce al fatto che sia Berta che Vacca (entrambi del '77) hanno la stessa base] MANZO, satira di Rambo, del 1986, è un album in cui gli Squallor appaiono per la prima volta assai provati. Il gruppo appare smembrato e quelle occasioni di bagordi che costituivano un po' le loro riunioni di lavoro sembrano svanire: Cerruti, trasferitosi ormai a Roma; Bigazzi più alle prese con le sue barche a Punta Ala che non a Milano, e le non perfette condizioni di salute di Savio fanno pensare a una crisi. Successivamente Cerruti abbandona del tutto la discografia e il gruppo rischia di rimanere senza contratto. La formazione è comunque ancora attiva e le idee sono tante, tuttavia molto dell'antico smalto sembra scomparso. Il limite degli Squallor è stato quello di trincerarsi dietro una sigla, anche quando le singole identità dei vari componenti erano più che note. Il passo successivo avrebbe dovuto essere quello di affrontare il pubblico. Diversamente da altre formazioni-sberleffo del passato (la prima che viene in mente è la famosa orchestra-spettacolo dell'americano Spike Jones) non hanno mai tentato invece il grande salto, accontentandosi dei limiti della sala d'incisione. Rimane il caso, più unico che raro nella discografia italiana, di un gruppo che è riuscito a vendere qualche milione di dischi non solo senza esporsi, ma anche senza un briciolo di pubblicità. Quando l'immagine non è tutto. Anzi. [Cielo Duro, del 1988, non viene menzionato]

Luca Barattoni e gli Squallor

Eravamo nell'estate del 1983, alla radio si ascoltavano le hit parade, ma restava un punto oscuro, un lp che, pur essendo piazzatissimo con le sue 180.000 copie, non riusciva ad erompere attraverso l'integralismo para-sanremese della Rai - Vasco Rossi sì, ma Arrapaho degli Squallor manco a pensarci. La maestria tutta italiana nel non saper riconoscere i propri artisti aveva fatto un'altra vittima illustre - perché gli Squallor, il cui nucleo base consiste del toscano Giancarlo Bigazzi, del napoletano Totò Savio, del milanese Daniele Pace e del "mulatto" foggiano [napoletano ndr] Alfredo Cerruti, ha saputo creare dal 1973 - anno del loro primo lp Troia - al 1994, anno di Cambia Mento, una serie di miniature musicali e sottogeneri (canzone napoletana, "sfilate", saga di Pierpaolo, duetti Cerruti-Pace ecc.) capaci di sferrare magli devastanti al decoro italiota dello spettacolo e dell'informazione, della politica e della religione.

E se vogliamo rendere loro giustizia possiamo fare tutto ma non romperci la testa per collocarli a "destra", "centro" o "sinistra", depotenziandone così la visione critica e affidandoci a cliché che sono quanto di più lontano ci sia dalla ricchezza della loro opera.
Svincolandoli così dalla posa contestatrice di altri "rivoluzionari in Ferrari" resta una forza pura di dileggio che certo non si esaurisce nella "goliardia" normalizzatrice - in realtà non è consentito neanche di fermarsi a cuor leggero ai dati anatomici delle copertine: c'è sempre un dettaglio disturbante, un particolare che impedisce di liquidare il tutto come barzelletta sporca - lo stesso avviene nelle canzoni, i cui momenti più divertenti e inquietanti coincidono con sfasature linguistiche apparentemente innocue, non con allusioni sessuali ma con le parole ripetitive della quotidianità più trita che vengono sconvolte da terremoti lessicali capaci di aprire squarci sull'angoscia e il disagio dell'esistente. Così la loro straordinaria voce, Alfredo Cerruti, è un sisma linguistico che si abbatte sulla frusta lingua del nostro paese e sulle sue applicazioni retoriche nell'ipocrisia e nel moralismo dell'informazione, della canzone, della politica: "presi dall'entusiasto", "giorgio per giorgio", "la corteccia di ferro", "lenti a contratto" - gli Squallor, anche prima di volerne indagare il significato sociologico o musicale, restano un potente simbolo di bisogno di divertimento e creatività. I quattro, poi prematuramente abbandonati dallo scomparso Pace, tutti professionisti del mondo dello spettacolo (produttori, musicisti, autori di testi, ecc.) si ritrovano durante abbondanti libagioni e sbicchierate a parlare delle situazioni di cronaca più attuali - ed è lì che il maestro Savio inizia a rimuginare e limare le prime basi su cui si innesta l'inventiva (o, come dice il saggio Bigazzi, "dove parte la puttanata") degli altri tre, prima su un canovaccio poi a ruota libera - si passa in studio, nei primi lp l'aspetto artigianale prevale, poi i miglioramenti tecnici consentono di sincronizzare l'impasto verbale con le basi orchestrali, imprescindibile accompagnamento del gruppo, che tiene giustamente a sottolineare il fatto di "aver sempre suonato".
Nascono così le canzoni napoletane interpretate dal maestro Savio e i cui echi si ritrovano anche in Pino Daniele, strabilianti escursioni nei vicoli popolati da gente inconcludente ma malata di sesso che si nutre di muzzarella e bucchina, lontani anni luce dalle cartoline col golfo - continua con un capitolo ad ogni lp la saga di Pierpaolo, figlio viziato di industrialotti che stornano fondi neri alle aziende, e se per caso resta una base inutilizzata ci pensa Cerruti a mettere in piedi dal nulla una bella marcia o una bella sfilata, come è il capolavoro degli Squallor, L'alluvione, in cui assistiamo ad un Vajont pianificato dallo stato italiano. Perché è insufficiente dire che gli Squallor "allargano le categorie del poetabile" facendo canzoni sugli "aspetti più squallidi dell'esistenza" - si spingono invece fino al cuore del problema, cantautori più di protesta di quelli di professione, per l'accento dissacrante o morboso di Daniele Pace nel tratteggiare commercianti e preti, capace di consegnarci un universo autonomo in cui le risposte accettate da tutti sono insufficienti e bisogna sporcarsi le mani per sondare le emozioni e le idee ci chi è contro. Per questo i loro gusti musicali puntano verso veri artisti - a parte i grandi, gli Squallor p#CC0000iligono Elio e le storie tese come rappresentanti della musica "demenziale" (etichetta umiliante di cui ci serviamo per meri motivi di comodità e spazio) e i C.S.I. come gruppo capace di costituire un punto di riferimento nuovo per la musica italiana. Gli Squallor devono molto, a loro volta, alla commedia (all') italiana - addirittura il funerale di Pace fu un nuovo motore di scherzi e battutacce, come nel film di Mario Monicelli "Amici miei". (Pare che al funerale, Cerruti in lacrime, abbracciando Savio e Bigazzi, abbia esclamato: "E ora siamo rimasti in tre!... come i Police!"). Restano il cinismo amaro, la constatazione della miseria spirituale che nasce dopo una risata mai veramente liberatoria - come dimenticare hit quali USA for Italy, in cui i nostri si fanno beffe devastanti del carrozzone pietistico-mediatico sul quale sorse il Live Aid in perfetto stile anni ottanta?
La "rivolta" degli Squallor è così un esorcismo contro la vecchiaia, un invito a sovvertire con improbabili amplessi le leggi ripetitive della vita (La guerra del vino), uno sberleffo letale per le leggi del rispetto e delle parole che non significano nulla e decorano (La novia) - canzoni che nascono durante i "banchetti" e prendono di petto la paura di restarci secchi, di non potere far più scherzi. Così nasce il dialogo con l'orchestra, cresce la voglia di interagire e appartenere alla realtà... finché all'apice non ritorna la sapida puttanata di cui sopra, mentre quando l'ascoltatore si aspetta una discesa inarrestabile nella "parolaccia", ci scappa magari il termine colto, o la voce di Bigazzi si neutralizza come quella di uno speaker di telegiornale. È insomma una stagione di creatività che, purtroppo, sembra essersi conclusa: il maestro Savio continua a lavorare, anche dopo la terribile operazione alla gola - e così Bigazzi e Cerruti, gentilissimi e modesti, equilibrati e pacati nel delimitare, con l'autore di queste righe, la portata della loro opera che, nei momenti migliori, è esempio straordinario di beffa al contegno, all'ipocrisia e alle "versioni ufficiali". Dato il ritegno che mi ha colto nel sentire la reale fatica che il maestro Savio ha oggi nel sospirare appena qualche parola, e la timidezza di Cerruti il quale a volte, prima di entrare in sala d'incisione, andava "gasato" con un paio di bicchierini, tutte le informazioni riguardanti le "procedure" degli Squallor e le notizie sui componenti provengono al 99% da Bigazzi. Quindi, più che le copie sequestrate dal pretore di turno o la copertina censurata perché presenta Bossi con un paio di coglioncini a mo' di sottogola (Cambia Mento) dispiace di più la fretta di liquidare come goliardi della domenica artisti e musicisti - auguriamoci almeno abbiano aperto una strada.
Discografia
1973 - Esce l'album Troia, contenente la prima canzone degli Squallor, 38 Luglio, ideata da Bigazzi che voleva prendersi gioco delle atmosfere e della dizione "alla Alberto Lupo". Contiene anche Raccontala giusta Alfredo.
1974 - Esce Palle.
1977 - Due album: in Vacca Gianni Boncompagni scrive il brano Gentleman; Pompa è un prodotto memorabile, con brani come Unisex, "reinterpretato" da Cerruti su di una celeberrima base del maestro Savio per Raffaella Carrà. (Il brano della Carrà è "Festa", versione spagnola di "Fiesta", di Boncompagni-Ormi). In più vi sono brani storici quali Berta, Sfogo contro i cantautori di sinistra con ville a Montecarlo, Famiglia Cristiana che inizia la saga di Pierpaolo e la Marcia dell'equo canone che è l'archetipo delle "marce" di Alberto Cerruti.
1978 - La stagione creativa degli anni settanta si chiude con Cappelle, che include fra le altre la straordinaria Crosta Center Hospital.
1980 - È l'anno di Tromba.
1981 - Gli Squallor pubblicano Mutando, con gli hit Tombeado e Cornutone.
1982 - Esce Scoraggiando, coi brani "riempipista" Telefona... e Noè.
1983 - Arrapaho si piazza fra gli LP italiani più venduti dell'anno, complici brani come El toro e Avida.
1984 - Continua la gratificazione del pubblico con Uccelli d'Italia, uno dei prodotti migliori del gruppo, che contiene Al Traditore.
1985 - Tocca l'albicocca è l'ultimo album cui prende parte Daniele Pace. Contiene Usa for Italy.
1986 - Esce Manzo.
1988 - È la volta di Cielo duro, nel quale oltre ai capolavori L'incompiuta e Carceri d'oro compare, da un'idea di Renzo Arbore, il brano Mi ha rovinato il '68. È anche l'ultimo lp in cui il maestro Savio interpreti una canzone napoletana - nel 1991 subirà infatti un intervento chirurgico che gli precluderà quasi completamente la possibilità di parlare.
1994 - Esce Cambia Mento - continuano le sfilate, continua la saga di Pierpaolo, e per sostituire il maestro Savio che comunque firma le musiche viene chiamato Gigi Sabani. Gli Squallor hanno inoltre pubblicato un numero elevatissimo di raccolte e compilation, tutte elencate qui. In una di queste troviamo un brano non compreso in nessun lp: Squallor hall, night long, ma questo pezzo non appartiene agli Squallor: è un'operazione puramente discografica che fece la CGD nel 1990 per rivalutare il catalogo (ristampato in quell'anno su cd). La base è opera dei fratelli Michelangelo e Carmelo La Bionda, (citati anche in Tutto il morto minuto per minuto) dancettari di un certo successo verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 (quelli di "One for you one for me", tornati l'anno scorso con "Ia ia dada"...) che la firmano pure.

Luca Barattoni
si ringrazia Fabio Fantini per alcune precisazioni.

Squallor: cover, parodie e 'pezzotti'


Talvolta gli Squallor hanno utilizzato, interpretato, rivisto, corretto alcuni brani di altri. Questa la lista delle cover "ufficiali", delle parodie e dei "pezzotti". La pagina è nata da un contributo di Fabio Fantini, a cui si sono via via aggiunti altri contributi di visitatori molto gentili che ringrazio e i cui nomi sono citati nella pagina.
Se conoscete altre cover segnalatecele. Grazie.

Abat-Jour: La base è quella di "Salomè", canzone da tabarin degli anni '40.
A chi lo do stasera: Versione riveduta e corretta di "A chi la do stasera", di Pace-Corsetti-Conti, sigla di un varietà televisivo interpretata da Nadia Cassini. Il brano originale faceva "A chi la do stasera / la mia felicità.". E' diventata molto più famosa la versione degli Squallor.
Aida (Marcia Trionfale): Si tratta appunto della Marcia Trionfale dell'Aida di Giuseppe Verdi.
Albachiava: "Respiri piano per non far rumore, ti addormenti di sera e ti risvegli col sole...", il Vasco nazionale.
Angeli Negri: Si tratta di "Angelitos negros", brano lacrimevole tradizionale ispanico.
Avida: Rivisitazione di "Private Investigations", dei Dire Straits, dall'album Love over Gold.
Berta: La musica di Berta (e di Vacca) è una delle "Danze Ungheresi" di Johannes Brahms.
[segnalazione di Biagio Coscia]
Blue Moon: Traditional americano di Rodgers e Hart, coppia di autori di molti brani famosissimi (tra cui, anche My Funny Valentine). Si tratta, nel primo album degli Squallor, di uno strumentale, mentre il brano originale ha un testo (Blue moon, you saw me standing alone.).
Cornutone: Il riff iniziale ricorda tantissimo quello di "Raindrops keeps falling on my head" di Burt Bacharach.
Fantasy: degli Earth Wind And Fire. Non si tratta di una cover, bensì dell'inizio del pezzo originale.
Fragolone DJ: Ricorda "Relax" dei Frankie Goes To Hollywood.
Il Tempo delle Rughe: (in Scoraggiando) è ovviamente ispirata nel nome e nella base a "Reality", il brano principale nella soundtrack del film "Il tempo delle mele" il film dedicato all'acerba ma assai succosa e morbosetta adolescenza di quella grandissima gnocca nominata Sophie Marceau... il sogno proibito di tutti i giovani in età puberale, se mi ricordo bene. L'autore della canzone originale è tale Richard Sanderson.
[segnalazione di Conte Granata]
Indiani a Worlock: La base è quella di un brano firmato Stephen-Sulke, ma bisogna ancora identificare il brano originale. Il pezzo ricorda molto quelle dei "Santo California". Infatti, è tipico delle loro canzoni avere nel testo un voce femminile che interviene (parlando e non cantando) a metà canzone.
[segnalazione di Davide Da Lio]
L'Incompiuta: La base è quella di "Una rotonda sul mare".
[segnalazione di Davide Da Lio]
La Novia (Casa e Chiesa): La base è quella de "La novia", brano di Alfonso Prieto, traditional spagnolo.
La Risata Triste: La base è di N. Innes. Di questo però non sono certissimo. Chiedo conferma.
La Scarognata: in quanto ispirata (lo stesso dicasi per Uh'anema) ad alcuni dei più famosi brani della sceneggiata napoletana, è molto simile a Zappatore di Mario Merola e a Guapparia, scritta da Bovio - Falvo.
[segnalazione di Roberto]
Ma questa è un'altra storia: la strofa "c'eravamo tanto amati, forse un anno forse più" è presa pari pari dalla canzone "Come pioveva" dei Cugini di Campagna.
[segnalazione di Davide Da Lio]
Madonina: Versione riveduta e corretta del traditional milanese del Maestro Giovanni D'Anzi (ribattezzato nel pezzo Joe Dancing).
Morire in Porche: Versione italiana di "Sex shop", uno dei brani "proibiti" di Serge Gainsbourg.
Mortò Veneziano: Fin troppo facile ritrovarci il "Rondò Veneziano" di Giampiero Reverberi.
Ne me tirez plus: Parodia di "Je t'aime moi non plus", altro pezzo "proibito" di Serge Gainsbourg.
Noè: Pezzo simil-Steven Schlacks.
Non mi mordere il dito: Si tratta della versione italiana di "The mosquito" dei Doors. La versione originale si trova nell'album "Full Circle" del 1972, il secondo senza Jim Morrison.
No se bibe così: Il pezzo parodiato e' "Non si vive così" di Julio Iglesias.
Nosfigatus: Il brano che fa da base è "Don't stop 'til you get enough", di Michael Jackson, dal suo primo album solista "Off the wall" del 1979.
Piange il citofono: Nel titolo ricorda l'immortale "Piange il telefono" di Domenico Modugno. Nessun riferimento al pezzo "citato" nella base.
Pierpaolo a Beverly Hills: La base è molto simile a "La Isla Bonita" di Madonna.
[segnalazione di Dario]
Pierpaolo a Dusseldorf Bau: La base ricorda quella di "Da da da I don't love you you don't love me" del Trio, vero tormentone dell'estate 1982.
Pret-a-porter: Assomiglia al "Gioca-Jouer"di Claudio Cecchetto.
Santanna: Nessun pezzo in particolare... ma lo stile e' senza dubbio quello di Carlos Santana.
Sono una donna non sono una santa: Cover "rispettosa" nel testo e nella musica del brano di Testa-Sciorilli portato al successo da Rosanna Fratello. "Rispettosa" in quanto il testo era già ridicolo di per sé.
Tombeado: Soprattutto nel titolo, ma un po' anche nella base, ricorda "Soleado" dei Daniel Sentacruz Ensemble.
Uccelli d'Italia: La base è nientemeno che "Michelle", firmata Lennon/McCartney, dei quattro magnifici quattro.
Unisex: La base su cui si innesta il racconto del Cardinale Alfonso Fava è quella di "Fiesta", brano di Boncompagni/Ormi portato al successo da Raffaella Carrà.
USA for Italy: Parodia dichiarata fin dal titolo di "We are the world" di USA for Africa. Anche il videoclip era praticamente identico.

Grazie ad Alfredo Cerruti, al suo autista Mauro e a Pascalone, possiamo condividere con voi questo prezioso documento: la dedica di Alfredo Cerruti al sito e ai suoi visitatori.